Sabato 24 ottobre 2026 ore 21:15
Domenica 25 ottobre 2026 ore 18:00
di Roberto Andrioli
con Roberto Andrioli, Yeda Kim, Mattia Ricchiuti
Luci e scene Roberto Andrioli e Fabrizio Checcacci
Regia di Fabrizio Checcacci
PRODUZIONE LA MACCHINA DEL SUONO
Marco è un fotografo di guerra in crisi: sfrattato, separato, alcolizzato e indebitato con individui poco raccomandabili. Una sera, tra bollette e una lettera di sfratto, riceve la notizia di aver vinto un impor
tante premio di fotogiornalismo, e si prepara a partire in fretta per Londra a ritirarlo, sperando in un riscatto almeno economico.Proprio mentre è teso tra l’ansia della partenza e il terrore di sicari che sorvegliano casa sua, si presenta alla porta Adila, una ragazza straniera che dice di essere amica di Leonardo, il figlio di Marco negli Stati Uniti, chiedendo ospitalità per la notte. Le sue domande insistenti sulla foto premiata la rivelano presto come una figura misteriosa e pericolosa, e costringono Marco — da sempre abituato a costruire la realtà attraverso l’obiettivo — a smascherarsi e raccontare la verità che ha sempre nascosto dietro i suoi scatti.
NOTE DELL’AUTORE
Questo testo esplora vari temi: il nostro punto di vista sulle guerre oggi, il rapporto ambiguo tra verità e rappresentazione della verità attraverso le immagini, le tensioni esistenti tra due “schieramenti”, noi occidentali e gli altri. Indaga inoltre i conflitti tra due generazioni, tra la coscienza dei figli e quella dei padri.
In scena tre personaggi: Marco il fotografo di guerra, Adila la ragazza straniera e Leonardo, un ragazzo italiano figlio del fotografo. Tutti hanno “perso il rapporto con la terra”, tutti si trovano per motivi diversi in una sorta di territorio “sospeso” tra giustizia, sopravvivenza, radici e futuro.
Il nostro fotografo è lontano dai fotografi-star, testimoni-eroi che con attitudine quasi monastica ci raccontano, spesso rischiando la vita, frammenti di verità, trasformando la sofferenza in arte, il dolore in bellezza. Ma un dubbio rimane: le immagini, che noi tutti ormai utilizziamo come strumento di rapido racconto, quanto davvero rispecchiano la verità?
Quanto in quelle immagini bidimensionali che vediamo a testa bassa nei nostri monitor dei telefonini e computer, la verità potrebbe sfuggire e restare nascosta nella terza dimensione mancante, la profondità appunto?
NOTE DELL’AUTORE
Questo testo esplora vari temi: il nostro punto di vista sulle guerre oggi, il rapporto ambiguo tra verità e rappresentazione della verità attraverso le immagini, le tensioni esistenti tra due “schieramenti”, noi occidentali e gli altri. Indaga inoltre i conflitti tra due generazioni, tra la coscienza dei figli e quella dei padri.
In scena tre personaggi: Marco il fotografo di guerra, Adila la ragazza straniera e Leonardo, un ragazzo italiano figlio del fotografo. Tutti hanno “perso il rapporto con la terra”, tutti si trovano per motivi diversi in una sorta di territorio “sospeso” tra giustizia, sopravvivenza, radici e futuro.
Il nostro fotografo è lontano dai fotografi-star, testimoni-eroi che con attitudine quasi monastica ci raccontano, spesso rischiando la vita, frammenti di verità, trasformando la sofferenza in arte, il dolore in bellezza. Ma un dubbio rimane: le immagini, che noi tutti ormai utilizziamo come strumento di rapido racconto, quanto davvero rispecchiano la verità?
Quanto in quelle immagini bidimensionali che vediamo a testa bassa nei nostri monitor dei telefonini e computer, la verità potrebbe sfuggire e restare nascosta nella terza dimensione mancante, la profondità appunto?



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