Con Anna Maria Castelli voce Thomas Sinigaglia fisarmonica
Un viaggio intenso e appassionato ne l’universo di Édith Piaf, la voce che ha incarnato l’anima di Parigi. Attraverso il dialogo intimo tra voce e fisarmonica, rivivono le canzoni che hanno fatto sognare intere generazioni: storie di amore, di struggimento, di speranza. Non solo un omaggio a la “môme”, ma un récital che restituisce la forza e la fragilità di una donna e di un’epoca, trasformando ogni brano in un racconto senza tempo. La fisarmonica, con i suoi respiri e i suoi colori, diventa il contrappunto perfetto a la voce, creando un tessuto sonoro che avvolge lo spettatore e lo conduce nel cuore de la chanson française.
liberamente ispirato a LA CORREZIONE DEL MONDO di Davide Piacenza Drammaturgia di Riccardo Goretti Con la consulenza e il supporto di Graziano Graziani e Simone Nebbia
Con Massimo Bonechi, Riccardo Goretti, Emilia Scarpati Fanetti.
Uno spettacolo sulle guerre culturali, sulla cancel culture, sul “wokismo”, è, in realtà, uno spettacolo in primis UMANO.
Gli algoritmi social tesi a trasformare le piattaforme in “macchine perfette per farci litigare” (per citare Piacenza) hanno infatti dapprima sfruttato dei lati della nostra umanissima natura per poi produrre veri e propri cambiamenti in ambito antropologico. “Il mio lavoro in tal senso mira a riconquistare un RAPPORTO CON IL PROSSIMO, prossimo che non mi voglio arrendere ad odiare solo perché sono caduto nella pur benissimo tesa trappola dell’algoritmo” (sempre PIacenza). Qui sta il punto cruciale, qui sta il motivo (credo) che ha spinto a voler portare IN TEATRO un argomento che di suo di teatrale pare avere poco o nulla: voglio tornare ad andare d’accordo con le persone.
E ancora, per quanto suoni una frase che starebbe bene in bocca al burattino di Collodi: voglio ESSERE buono, non FARE il buono.
Troppo? Sicuri? E vediamo. Cosa ci stiamo perdendo, dicevamo, si chiede Piacenza: l’empatia, la comprensione, la possibilità di sbagliare e di redimersi e parallelamente quella di cambiare idea su qualsivoglia argomento, il dubbio. Lo slogan di una famosa organizzazione di attivismo social è “Amore e Rabbia”. Possibile tornare a sostituirlo con “Amore e Basta”? O pietà sta morendo, e sta morendo la speranza?
Con L’uomo: Bruno Governale La donna: Maddalena Rizzi Il giovane : Alessandro Scafati
Regia: Filippo d’Alessio
Scene Giovanni Piccirillo Luci Valerio Caporossi Costumi Alessandra Mené
Produzione SEVEN CULTS SRLS NUOVA PRODUZIONE 2025
Una commedia che parla di sogni Una favola sempre attuale Benvenuti dove il dramma incontra la commedia… e l’arte rischia lo sfratto!
Un’opera che tesse i fili di una storia che è insieme un inno di tributi e un turbinio di sconfitte e speranze vane, vissute da tre figure reali ma misteriose allo stesso tempo, ognuna pronta a dedicare tutta se stessa per preservare un luogo, che è alla base dei loro desideri e delle loro disgrazie: il teatro.
I tre personaggi incarnano le forze e le debolezze che sono legate a questo edificio, che durante l’opera gli farà vivere un viaggio alla ricerca del proprio scopo: l’Uomo che ha fatto della sua vita un inganno nella vacuità di un luogo che gli ha tolto tutto e che è pronto a trasformare in un supermercato, trae a sé il Giovane neofita che con ardore ed emozione ambisce a quelli che sono i grandi desideri ed ideali che tutti noi nutriamo sin dalla giovane età, per poi accorgerci che questi non sempre portano alla nostra sazietà di desiderio e speranza, percezioni che vediamo incarnate nella figura misteriosa della Donna che forse rappresenta una fantasia, un fantasma o il corpo concreto di un’attrice; ma che soprattutto incarna i fasci di un luogo arcano e misterioso ma che allo stesso tempo accomuna ed appassiona, che custodisce i nostri sogni e fa vivere infinite vite, elevando il semplice uomo ad una esperienza sensoriale senza eguali.
Una serata omaggio ad uno dei più grandi autori della musica italiana, scomparso prematuramente, nel pieno della sua attività artistica.
Dalle pagine della prima parte di carriera alle grandi collaborazioni con De Gregori e Stadio, fino ai grandi successi degli anni 80, una carrellata tra i classici come 4/3/43 o Piazza grande, di un autore sempre originale, controcorrente e geniale nei testi come nelle melodie.
Fabrizio Checcacci, cantante del gruppo, ha avuto la fortuna di collaborare lungamente con Dalla in due spettacoli teatrali di successo come Tosca e Beggar’s Opera, quindi fuori dal mondo del pop italiano, nella dimensione che più stimolava l’autore bolognese negli ultimi anni: il teatro. In un ambiente creativo e stimolante come quello teatrale, Lucio Dalla ha potuto esprimere al massimo tutta la sua fantasia e geniale anticonformismo, mettendo sempre in scena spettacoli spesso discussi ma sicuramente originali. Proprio legati a questo aspetto, la band, formata oltre che da Checcacci anche da altri quattro eccezionali professionisti come Cosimo Zannelli (Litfiba, Piero Pelù, Noemi), Alessandro Melani, Federico Sagona (Litfiba, Noemi, Gianni Morandi), Roberto Grigiotti, ripropone non solo i grandi classici ripresi da live storici come Banana Republic e Dallamericaruso, ma anche qualche “chicca” da appassionati, in omaggio ad un modo sempre ironico e intelligente che Lucio Dalla aveva di porsi al suo pubblico.
Una serata all’insegna della grande musica italiana e del teatro, con un connubio tra la musica, la storia e i tanti aneddoti che verranno raccontati durante le due ora di concerto/spettacolo. Uno spettacolo di teatro canzone che racconta Dalla nel suo privato artistico, rispettoso del suo privato personale ma denso di racconti ambientati nel suo habitat professionale, il palco e il dietro le quinte della sua attività, teatrale e musicale.
Una serata intima, nella quale i protagonisti saranno la musica, suonata da musicisti di altissima qualità, che creerà una interminabile collana emozionale.
di e con Eugenio Nocciolini ed Edoardo Orlandi tecnica e programmazione Andrea Casagni
PRODUZIONE LA MACCHINA DEL SUONO
FUORI STAGIONE
“6 giugno 1981 – Scandicci, Mosciano – Nel Giugno del 1981, due giovani fidanzati vengono uccisi in auto mentre erano appartati alla ricerca di un po’ di intimità. È l’inizio di un incubo per la città di Firenze che scopre in quegli anni il lato più oscuro delle sue verdi colline: Il Mostro di Firenze.”
Inizia così il primo episodio del podcast “Nessuno. Il Mostro di Firenze” da cui è tratto lo spettacolo, fenomeno mediatico con oltre 2.000.000 di ascolti.
Un drammaturgo, Eugenio Niccolini e un avvocato criminologo, Edorado Orlandini, sono gli autori di “Nessuno. Voci nella storia del mostro di Firenze”.
Il podcast, già di successo, “Nessuno – Il mostro di Firenze”, come spiegano gli autori, non vuole ricostruire la vicenda storica e processuale, che rimane sullo sfondo, ma approfondire la storia personale delle vittime e dare loro voce. A parlare, infatti, sono per la prima volta i protagonisti: i sedici ragazzi che nella notte sbagliata si sono trovati, senza colpa, nel luogo sbagliato; e poi i parenti, gli amici, gli inquirenti, i giornalisti, in una narrazione corale toccante e mozzafiato che ha i toni della fiction ma l’accuratezza del migliore true crime.
Dal Podcast nasce questa nova esperienza teatrale, il Podcast Live, che il Teatro Manzoni e la Macchina del Suono ospitano, producono e distribuiscono nei teatri italiani.
Le emozioni dell’esibizione di un attore sul palco e le suggestioni del podcast fuse insieme per una nuova esperienza teatrale, che unisce la narrazione e il true crime.
Alcune passaggi sono quindi romanzati e si tratta di un’opera di fantasia, sebbene con una grande attinenza alla realtà e basata sugli atti processuali, che l’avvocato e criminologo Edoardo Orlandi ha studiato molto approfonditamente.
Di e con Francesca Sarteanesi Collaborazione drammaturgia Tommaso Cheli Costumi Rebecca Ihle
Produzione Kronoteatro e Gli Scarti Con il sostegno di Armunia residenze artistiche – Festival Inequilibrio
RASSEGNA INCONTRI
“Quando s’andava a mangiare il pesce, Sergio. Alla tu mamma gli garbava tanto andà a mangià il pesce là, come ci si chiamava? Come era il ristorante? Come si mangiava. Te hai sempre scelto tutto giusto te. Tutto. Hai sempre avuto dei gusti, sempre avuto gusto anche nel mangiare, sempre le scelte giuste. Tutti prendevano il branzino, te lo ricordi? Noi si prendeva le triglie”.
Sergio è un frammento minuscolo di una vita qualsiasi. Un monologo moderatamente brillante con qualche piccola impurità tendente all’opaco. E’ una voce sola in una scena vuota, un dialogo intimo e affettivo tra un colloquio interiore e… “Scusami tanto Sergio, ma il sagittario non è mai contento. Se hai sposato un sagittario non è certo colpa tua”.
Una storia che parte dal Trentino nel 1926 e arriva sui ring della boxe francese! Uno spettacolo che parla di boxe, sogni e coraggio, anti-fascismo e anti nazismo! Lo spettacolo ha vinto numerosi premi nazionali e internazionali:
– Spettacolo semifinalista al premio di drammaturgia Dante Cappelletti 2023; – Vincitore della circuitazione regionale del Teatro Stabile di Bolzano; – Premio RETABLO al Milano Off Fringe; – Menzione speciale al Dundee Fringe Festival al Milano Off Fringe; – Selezione ufficiale per il Festival di Avignone Le Off al Catania Fringe Festival.
Dicono dello spettacolo:
…“Detassis tiene la scena con grande energia, e riesce a far apparire i personaggi di contorno con grande suggestione, frutto anche di un testo ben congegnato nel “saltellare” in diversi spazi e tempi, e di intelligenti scelte registiche che mai si allontanano dall’idea che sorregge tutto lo spettacolo (entrambe merito di Maura Pettorruso)”. Di Elena Zeta Grimaldi, Pane e Acqua Culture
“Il monologo riesce a renderli particolarmente vivi e rende vive le storie raccontate, le atmosfere, riuscendo a riservare agli spettatori continue sorprese. Che a loro volta si emozionano sentendo questa storia e per quei pochi momenti dimenticano ganci e pugni per vedere nella boxe qualcosa di diverso, un’occasione di riscatto e di libertà. E aspettano l’incontro epico sul ring, preannunciato dal rumoreggiare della gente”. Di Valeria Prina, SpettacoliNews
“Se toccasse a noi scegliere un vincitore o assegnare una menzione speciale la nostra preferenza andrebbe al monologo Boxeur (…) la struttura narrativa, che la regista ha dato al racconto, è così ricca di suggestioni fortemente evocative da risucchiare lo spettatore lì sul palco insieme a Detassis che si esibisce con un potenza recitativa e una forza fisica da vero boxeur”. Di Loredana Pitino, InscenaOnline
“Detassis davvero bravo, si muove tra l’intimità profonda di raggiungere un sogno di rivalsa sociale di un uomo semplice che si sposta in Francia per cercare lavoro e il sogno inaspettato di diventare in pochissimo tempo un acclamato campione. Ci è piaciuto davvero questo intreccio di tensioni tra il “sogno” e il “riscatto sociale”, apparentemente simili, eppure con intenti diametralmente opposti!.” LaPlatea
“I temi civili e sociali sono rinforzati da una stretta scrittura coreografica, che segna ogni passaggio rendendo il corpo-teatro del protagonista vivo e leggibile in ogni momento. Una esatta ironia colora e dà aria a questa stupefacente creazione. La (provocatoria) domanda con cui chiudo questo fin troppo lungo articolo: perché questo spettacolo e questo attore non hanno ancora vinto un premio teatrale nazionale importante?” Di Michele Pascarella, Gagarin Orbite Culturali
E tutto ti passa davanti con un’impronta dal taglio quasi cinematografico, mentre ti dimentichi che lì c’è una persona sola. Non ci fai più caso. Perché, per te, lì non c’è solo lui. C’è un’intera storia di vite vissute. (…) E tutto questo smuove l’anima. Ti scombussola. Ti commuove. Ed è, a parer mio, l’essenziale. Di Barbara Mastronardi, Il dolomiti
di e con Riccardo Canzini Aiuto regia, tecnica e disegno luci: Massimo Giordani
PRODUZIONE LA MACCHINA DEL SUONO
RASSEGNA INCONTRI
Bologna, è agosto, e Tubo è un ragazzo di vent’anni che trascorre una sera come tante insieme al suo gruppo di amici: uno di loro, Tommaso, sparisce all’improvviso. Quando succedono cose così, bisogna fare attenzione a dove si mettono i piedi: se hai gli occhi puntati sulle nuvole, t’inciampi e ti fai male. E questa notte Tubo non ha guardato dove andava ed è caduto. Improvvisamente, sotto casa, trova Tommaso, rotto in mille pezzi. I cocci si sono sparsi per tutto il vialetto e adesso le schegge sono da cercare. Ma sono affilate e fanno paura. Davanti a una bottiglia di gin vuota, una macchina accesa e uno sguardo feroce, l’unica cosa da fare è andare avanti, ma la strada da percorrere è buia e bisogna aspettare l’alba. Perché, a un certo punto si cresce, ma nessuno ci insegna davvero come si fa. Eppure sarebbe tutto così semplice: forse basterebbe fermarsi un istante e sentire il vento da dove tira. Ma chi si ferma è perduto, o peggio, è frocio.
BIO Riccardo Canzini nato nel 1997, si laurea con lode al DAMS di Bologna nel 2019, per poi diplomarsi alla Scuola Galante Garrone. Frequenta i corsi di Alta Formazione “Casa degli Artisti” al Teatro Due di Parma e CamERacting e partecipa a diversi workshop con Gabriele Di Luca, Fabio Bonifacci e Deflorian-Tagliarini. Nel 2021 con la Compagnia del Teatro dell’Argine vince il Premio Ubu con Politico Poetico. Oltre a lavorare con diverse realtà tra cui TeatroDue, Fantateatro, Teatro in Fasce e Orchestra Senzaspine, fra i suoi lavori spiccano Lessico Animale di Yuval Avital e il film Marcus e Mathias (2024) diretto da Maurizio Dall’Acqua.
di e con Eugenio Nocciolini e Francesco Nucci con Lorenzo Degl’Innocenti
PRODUZIONE LA MACCHINA DEL SUONO
RASSEGNA INCONTRI
Scritto da Eugenio Nocciolini e Francesco Nucci, e interpretato da Lorenzo Degl’Innocenti e la regia di Eugenio Nocciolini – “Come un fiume – L’ultimo viaggio di Tiziano Terzani” è il diario di sei mesi vissuti dallo scrittore e giornalista sui monti dell’Himalaya. 180 giorni. Un’altra scadenza. Forse l’ultima. Forse l’ennesima. Un nuovo contratto a tempo determinato.
“Come un fiume” è un ricordo, per niente scontato, di Tiziano Terzani e dei suoi ultimi mesi di vita. Lo spettacolo non ha al centro un santone, o un uomo che ha trovato la chiave della vita, o qualche sorta di illuminazione. È la storia di una persona che ha fatto un viaggio, che ha già fatto un pezzo di strada e che a quelli che vengono dopo, con una malattia, con un acciacco, con un dolore, cerca di dire dove sono le buche lungo la strada.
Quante cose si possono fare in sei mesi? Come si possono trascorrere 180 giorni? Sembrano tanti a pensarci. Non troppi, certo, ma nemmeno pochi. Un uomo decide di ritirarsi. In alto. Abbandonare tutto e tutti. Per sempre? Non si sa. Parte, senza una risposta, parte. Parte per sei mesi. Se ne va per 180 giorni. Un uomo da solo con tante domande. Una strada come tante altre in una vita fuori dalle righe. Una malattia all’improvviso e una scelta da dover prendere.
“I libri sacri, i maestri, i guru, le religioni servono ma come servono gli ascensori che ci portano in su facendoci risparmiare le scale. L’ultimo pezzo del cammino, quella scaletta che conduce sul tetto dal quale si vede il mondo o sul quale ci si può distendere; quell’ultimo pezzo va fatto da soli”.
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