RASSEGNA DI TEATRO CONTEMPORANEO – QUINTA EDIZIONE
5 SPETTACOLI DAL 12 APRILE AL 17 MAGGIO 2026
In contemporanea con la stagione teatrale, il Teatro Manzoni di Calenzano porta avanti la sua attività teatrale con una rassegna di cinque spettacoli dedicati alla nuova drammaturgia: un teatro rivolto ad un pubblico giovane, ma non solo, in cui viene dato ampio spazio a temi e linguaggi innovativi, vicini alle nuove generazioni.
Domenica 12 Aprile 2026 ore 21,15
COME UN FIUME – L’ultimo viaggio di Tiziano Terzani
con Lorenzo Degl’Innocenti Scritto e diretto da Eugenio Nocciolini
Produzione La Macchina del Suono
Domenica 26 Aprile 2026 ore 21,15
RAINBOW
MEMORIE DA UNA STORIA VERA
Ricordo dii e con FRANCESCO RIVIECCIO
produzione Compagnia Teatrale il Croco Spettacolo vincitore del Roma Fringe Festival 2025
SPETTACOLO AD INGRESSO GRATUITO
OFFERTO AL PUBBLICO DEL TEATRO MANZONI DI CALENZANO DA FONDAZIONE CASSA DI RISPARMIO DI FIRENZE
Domenica 3 Maggio 2026 ore 21,15
BASTA CHE QUESTA NOTTE FRINISCA
di e con Riccardo Canzini Aiuto regia, tecnica e disegno luci: Massimo Giordani
Produzione La Macchina del Suono
Domenica 10 Maggio 2026 ore 21,15
BOXEUR
di Maura Pettorruso Con Stefano Pietro Detassis
produzione PequodCompagnia e TeatroE
Domenica 17 Maggio 2026 ore 21,15
SERGIO
di e con Francesca Sarteanesi collaborazione drammaturgia Tommaso Cheli
Integrata alla rassegna saranno proposti una serie di Laboratori/Incontri sul ruolo dell’attore tenuti dagli stessi protagonisti della rassegna e da professionisti del settore. I laboratori sono rivolti ad allievi attori/attrici e professionisti e professioniste
Pamela Villoresi, Alessandro Benvenuti, Peppe Servillo, Max Paiella, Paolo Hendel, Sandro Querci, Silvia Frasson sono solo alcuni dei protagonisti della stagione 2025/2026 del Teatro Manzoni di Calenzano (Firenze) che quest’anno prediligerà le produzioni del teatro e de La Macchina del Suono, presente in cartellone tra spettacoli in stagione e fuori stagione – con ben sette produzioni di cui tre in prima assoluta.
Il titolo della stagione è “Le Parole Giuste”. Il titolo vuole essere un invito a riscoprire la forza e la bellezza del linguaggio, in un mondo dove le parole spesso perdono il loro peso.
La parole giuste. Quante volte abbiamo provato a trovare le parole giuste per descrivere un evento, un’emozione, per raccontare una storia. Quelle più adatte a trasmettere il nostro stato d’animo a chi sta dedicando una parte del suo tempo a noi, ad ascoltare cosa abbiamo da dire.
L’obiettivo dell’autore teatrale è proprio questo, trovare le parole giuste per far vivere i suoi personaggi, le sue storie, e farle arrivare a un pubblico, mentre l’obiettivo di chi gestisce una sala teatrale è trovare le storie, selezionarle e proporle al proprio pubblico.
Una ricerca attenta e meticolosa, che può nascondere insidie e inciampi sul percorso, ma che va fatta per poter realizzare una stagione teatrale che rappresenti la direzione artistica. Le parole giuste, sono spesso difficili da trovare, ancora più difficili da mettere in scena. Ma sono quelle che restano, quelle che ci fanno ridere, piangere e riflettere. E noi, con questa stagione, speriamo di averle trovate.
“In un momento storico come quello che stiamo vivendo – dichiara la vicesindaca con delega alla Cultura del Comune di Calenzano Martina Banchelli – è importante cercare le parole giuste, non solo per raccontare la realtà ma anche per immaginarla più giusta, più bella. “Il più giusto è il più bello” è uno dei motti incisi sulle mura del tempio di Apollo a Delfi che riflette l’ideale dei greci che identifica ciò che è giusto con ciò che è bello, e viceversa. È facile pensare che anche “le parole giuste” evocate nella nuova stagione del Teatro Manzoni possiedano intrinsecamente una bellezza capace di rendere più facile il diffondersi del bene, sia a livello individuale che collettivo. Una stagione teatrale che potrà fornire occasioni di riflessione, di leggerezza, di umanità, immaginando mondi migliori e possibili. Il tema scelto quest’anno dalla direzione artistica della Macchina del Suono, che gestisce il nostro teatro comunale, non può dunque che essere apprezzato e condiviso e siamo sicuri che il programma che ci attende sarà ricco e di alta qualità, studiato per interessare tutta la nostra comunità. Ringraziamo l’associazione culturale La Macchina del Suono per il costante impegno e l’attenta cura con cui tesse relazioni con il nostro territorio e con le realtà sociali presenti.”
“Fondazione CR Firenze è da anni al fianco del Teatro Manzoni e de La Macchina del Suono – afferma Barbara Tosti, Responsabile del Settore Arte, Attività e Beni Culturali di Fondazione CR Firenze – con cui condividiamo una visione del teatro come strumento potente di partecipazione, educazione e coesione sociale. Sosteniamo, infatti, non solo la stagione teatrale, ma anche programmi specificatamente dedicati all’avvicinamento della comunità, in particolare dei giovani, alla conoscenza e alla fruizione del teatro. Proprio in questo senso, grazie alla Macchina del Suono, siamo felici di dedicare uno spettacolo gratuito a tutta la comunità.
Da ottobre 2025 ad aprile 2026, il cartellone offre 14 spettacoli in stagione e 4 fuori stagione, un viaggio che spazia dalla comicità alla drammaturgia contemporanea, dal teatro di narrazione a quello della leggerezza, dall’impegno civile ai classici.
La Direzione Artistica
VEDI LA STAGIONE COMPLETA
BIGLIETTI
INTERO
€ 16
RIDOTTI (COOP, OVER 65, UNDER 20, SOCI FOA’, CONVENZIONI CRAL)
“Un segno particolare è ciò che ci rende unici, riconoscibili. Solo creando le giuste condizioni, osservando da una certa distanza e sotto la luce adatta, possiamo cogliere quei segni particolari che ci permettono di definire, ricordare e riconoscere ciò che abbiamo di fronte.
Per la nostra quarta stagione al Teatro Manzoni di Calenzano abbiamo scelto di mettere in risalto il nostro intento di essere riconoscibili attraverso le nostre scelte artistiche, il nostro gusto.
È questo il nostro segno, che nasce da due elementi strettamente intrecciati: l’osservazione e l’esigenza. Il contatto con il territorio, le sue peculiarità e la ricchezza delle sue realtà, sono sempre lo strumento per la ricerca di una narrazione che mantiene salde le proprie radici ma è allo stesso tempo capace di proiettarsi in contesti nuovi e mutevoli. Da queste fondamenta prende vita ogni anno la nostra stagione teatrale, concepita per portare sul palco spettacoli di natura diversa: dalla comicità al dramma, dalla scrittura contemporanea al teatro per ragazzi. Ogni anno andiamo a cercare delle perle che possano aderire a questa narrazione.
Quel segno particolare che può manifestarsi in luoghi fantastici e irreali, come un bar sotto il mare, o nel polpaccio teso di un ciclista, nella voce decisa di un narratore, o nel gesto muto di un attore; emerge da una memoria d’infanzia, si nutre dei nostri conflitti interiori, cattura le emozioni del proprio spettatore.”
Questo spettacolo nasce dal desiderio di intrecciare quelle narrazioni mitiche che nel tempo sono affiorate sulla superficie del mio mare e che stanno lì come isole su cui è sempre possibile tornare ad abbeverarsi e nutrirsi
Il nuovo di Oscar De Summa spettacolo indaga il valore della vita e il mistero dell’esistenza umana, utilizzando la scienza come strumento per esplorare i concetti di connessione e destino.
Anna Karenina ci interroga sul mondo emotivo che travolge inaspettatamente il vissuto individuale e sociale irrompendo con forza nella realtà e nell’immaginario.
Un monologo a metà tra la commedia e il dramma dove, oltre allo scrittore cinico e salottiero, viene messo in scena anche l'uomo con tutte le sue fragilità.
Una voce femminile e una maschile, un Coro e un Corifeo, pongono pubblicamente i problemi del lavoro, dei contratti a progetto, dei master a pagamento, delle ingiustizie sociali
Chi è questa donna? Qual è la sua storia? Cosa si nasconde dietro la maschera di donna perfetta? E può questa donna, uscita da un’epoca che sembra non appartenerci più, parlare alle donne di tutti i tempi?
“Il Condor” è un testo sul ciclismo, vissuto dal gregario. Il gregario, in gergo sportivo, è quello addetto all’aiuto del Capitano. Deve soccorrerlo nei momenti di crisi, tirargli la volata. In poche parole deve immolarsi per la gloria di un altro
Nel suo ultimo libro, la penna sublime e ironica di Curzio Maltese ci conduce in una cavalcata attraverso gli ultimi sessant'anni del nostro Paese, con lo stile unico che moltissimi lettori hanno imparato a conoscere e amare, cercando i suoi editoriali come una bussola preziosa per orientarsi nella magmatica vita politica italiana e non solo.
Dedicato alle scritture di Roberto Calasso di e con Marco Baliani regia Maria Maglietta organizzazione e promozione Ilenia Carrone
Produzione Casa degli Alfieri
Come Ismaele nell’incipit del Moby Dick di Melville, quando l’orizzonte si incupisce e la percezione del mondo mi si offusca, è tempo di salpare, di uscire dalla gabbia dei giorni per aprirsi verso l’ignoto.
E se il mare oceano non è lì a portata di corpo, le pagine di Roberto Calasso mi faranno viaggiare lo stesso, salpando in altri lidi.
Questo spettacolo nasce dal desiderio di intrecciare quelle narrazioni mitiche che nel tempo sono affiorate sulla superficie del mio mare e che stanno lì come isole su cui è sempre possibile tornare ad abbeverarsi e nutrirsi. Ma l’oralità del mio narrare non si esaurisce nell’offrire la visione o meglio l’ascolto di quei territori numinosi e misteriosi. Ognuno di quei miti racchiude altre strade, un susseguirsi di rimandi, di crocicchio in crocicchio, verso altre mappe immaginative, mappe che si possono percorrere.
Ognuna di quelle strade illumina anche esperienze del mio vivere, i crocicchi della mia esistenza, quelle “linee d’ombra” che segnano i passaggi generazionali. Così il racconto apre a pensieri imprevisti, a sorprese della percezione, che riguardano il nostro presente, che rimettono in gioco la memoria e allacciano il racconto ad altre narrazioni, a incontri con altre opere, in un dialogo con altri artisti. Quello che ne esce è una mappa di eventi da percorrere nello stupore, e nell’incantamento della voce che li fa rivivere. Marco Baliani
RASSEGNA DI TEATRO CONTEMPORANEO – QUARTA EDIZIONE
In contemporanea con la stagione teatrale, il Teatro Manzoni di Calenzano porta avanti la sua attività teatrale con una rassegna di cinque spettacoli dedicati alla nuova drammaturgia: un teatro rivolto ad un pubblico giovane, ma non solo, in cui viene dato ampio spazio a temi e linguaggi innovativi, vicini alle nuove generazioni.
Domenica 19 Gennaio 2025 ore 21,15
STORIA DI UN INVERNO CHE NON VOLEVA FINIRE
con Camilla Diana, Luca Pedron e Francesco Merciai Adattamento Luca Pedron e Francesco Merciai Regia Luca Pedron
Produzione La Macchina del Suono Realizzato per il Teatro Comunale Garibaldi – Città di Figline e Incisa Valdarno
È uno spettacolo che racconta una favola “nera”. Febbraio, antagonista nonché protagonista, scatena su un piccolo paesino un inverno eterno, che non vuole passare, facendo scomparire la luce, rapendo i bambini, e costringendo tutte le anime tranquille di quella comunità ad insorgere e ribellarsi.
È un testo che ci parla su più piani; di solitudine, di sogni e resilienza. Credo sia importante “portare la guerra” anche in teatro, per darle uno spazio in cui sappiamo per certo che almeno lì avrà un lieto fine, ma soprattutto per scoprire che, come in tutti i conflitti, essa è specialmente dentro di noi.
di Marta Bevilacqua con Giorgio Canali, Elio D’Alessandro, Marta Bevilacqua direzione musicale Giorgio Canali regia Francesca Cassottana
produzione Settembre Teatro
“I resti di quello che fu” è un concerto teatrale. I testi sono accompagnati da musiche e canzoni di Giorgio Canali. Il filo conduttore è il tema del conflitto tra individuo e potere, sviscerato e attraverso monologhi e attraverso dialoghi. Sono voci che emergono dall’ombra, uno squarcio sulla loro quotidianità. Esistenze incomplete, a tratti rarefatte, che hanno in comune la difficoltà di accettare il presente, i dubbi sulle scelte fatte, e le paure. E infine la delusione, intima, per non essere stati in grado di portare avanti gli ideali di quando avevano vent’anni, di quando andarono a Genova, per un altro mondo possibile. Un pensiero fisso, un fantasma, l’ossessione di non riuscire a perdonarsi, l’inadeguatezza, il senso di colpa e una domanda, un brusio costante: “Da che parte sto?”.
Di Svein Tindberg Con Stefano Sabelli Regia e traduzione Gianluca Iumiento Adattamento Stefano Sabelli musiche dal vivo Marco Molino, Manuel Petti, Daniele Giardina proiezioni e immagini Kezia Terracciano luci Pietro Sperduti direzione tecnica e organizzazione Eva Sabelli
produzione Teatro del Loto / Teatrimolisani
Figli di Abramo di Svein Tindberg è in Norveglia un blockbuster del Teatro di narrazione.
Arricchendolo di esperienze personali, Stefano Sabelli ne fa un racconto colto, divertente, più intimo, seducente e mediterraneo dell’originale: dà vita al diario di viaggio di un attore che da Gerusalemme si mette alla ricerca dell’Abramo perduto.
Affabulazione, ironia, riferimenti all’attualità sono le chiavi per far rivivere storia, mito e leggenda del primo credente monoteista dell’umanità: da 4 millenni riferimento di fede per miliardi di persone sulla Terra. Profeta condiviso da ebrei, cristiani e musulmani, Abramo è stato un innovatore che da Ur dei Caldei in Mesopotamia, dov’è nato, si oppose all’idolatria dei suoi tempi per credere in un unico e solo Dio Creatore. Ribelle ai facili idoli, diventa il primo esule braccato dell’umanità, in perenne peregrinare – fra Egitto, Cisgiordania, Penisola arabica, Mar Rosso – alla ricerca della Terra Promessa.
Venerdì 7 marzo 2025 ore 21,15 Sabato 8 marzo 2025 ore 21,15
BITCH BOXER
di Charlotte Josephine con Viola Picchi Marchi traduzione adattamento e regia Lorenzo Degl’Innocenti
produzione La Macchina del Suono
Londra, 2012. Per la prima volta, le donne hanno l’opportunità di combattere sul ring delle Olimpiadi di pugilato. Chloe Jackson è una giovane pugile che si allena duramente sotto la guida di suo padre, con l’obiettivo di raggiungere i Giochi e trasformare la sua vita. Tuttavia, la morte improvvisa del padre la costringe ad affrontare da sola un percorso difficile, cercando di trovare il suo posto in un mondo in cui non si sente a suo agio. L’autrice Charlotte Josephine, attraverso questo testo e i personaggi che ruotano intorno alla protagonista, esplora il tema della forza interiore e della vulnerabilità, e la possibilità di abbassare le difese con chi amiamo.
La storia si concentra sul rapporto tra una giovane donna che si qualifica per le Olimpiadi del 2012 e il ricordo di suo padre defunto. Ma se il match finale non fosse solo il mezzo per arrivare ai Giochi, ma un modo per ritrovare sé stessa?
scritto da Iulia Bonagura interpretato da Emanuele Baroni e Iulia Bonagura voce off di Filippo Gili diretto da Emanuele Baroni
Spettacolo vincitore del Fringe Festival 2024
Martina è sulla riva, è una bambina. Ha un costume intero da piscina e la maschera che le mantiene sui capelli bagnati. Siede sulla sabbia a gambe incrociate, ha uno stecchetto in mano e tocca la cupola di una medusa morta. Valentino, anche lui bambino, le si avvicina. Ha i pantaloncini a pinocchietto e uno zainetto. I due si incontrano, per la prima volta, a dieci anni, l’ultimo giorno d’estate, su una spiaggia del litorale laziale, e l’ultima volta a diciannove, sempre su quella spiaggia…
Integrata alla rassegna saranno proposti una serie di Laboratori/Incontri sul ruolo dell’attore tenuti dagli stessi protagonisti della rassegna e da professionisti del settore. I laboratori sono rivolti ad allievi attori/attrici e professionisti e professioniste
musiche di Gianluca Casadei voce Agata Celestini immagini dipinte Franco Biagioni suono Andrea Pesce luci Filip Marocchi organizzazione Sara Severoni produzione Fabbrica, Fondazione Musica Per Roma, Teatro Carcano commissionato dal Comitato Nazionale Greccio 2023 distribuzione Mismaonda
Uno spettacolo programmato in collaborazione con Fondazione Toscana Spettacolo onlus
in occasione dell’ottavo centenario del presepe di Francesco a Greccio, 1223 – 2023.
Contributi allo Spettacolo dal Vivo per l’annualità 2023 della Regione Lazio Sostegno del Ministero della Cultura, tramite la Direzione Generale Spettacolo, per Progetto Speciale Teatro
Francesco si chiama Giovanni.
Nasce da una madre francese quando il padre sta in Francia a vendere stoffe pregiate. Così lo chiamano “francesco”, insomma un figlio francese che si legge tanti libri della letteratura cavalleresca. Diventa cavaliere o vorrebbe diventarlo, va in guerra, ma finisce in galera. Quando esce dal carcere deve ricostruire le case dei nobili che il popolo ha cacciato da Assisi e impara a fare il muratore. Così diventa il santo che impara a ricostruire la Chiesa di Dio in terra. Ma perché Francesco ci affascina ancora dopo otto secoli? E dove lo troveremmo oggi? Tra i barboni che chiedono l’elemosina nel parcheggio di un supermercato? Tra i facchini africani che spostano pacchi in qualche grande magazzino della logistica?
“Quante sono le stelle nel cielo? Così tante che non si possono contare. Quante sono le stelle nel cielo? Comincia a contarle. Una, due, tre. Arrivi a cento, centocinquanta. Poi perdi il conto. Non si possono contare perché sono tante e stanno tutte sparpagliate”.
I PERSONAGGI
Il personaggio-narratore dello spettacolo entra in scena pronunciando queste parole. Cosa sono le stelle per lui? Sono la scienza e la conoscenza dell’universo? La fede? La fascinazione per la natura? O l’intuizione di un giullare, così si definiva Francesco, che ha cantato tutte le creature dal sole all’acqua, dalla cicala alla sorella morte corporale? Ma dov’è che cerca i suoi personaggi? Guarda in basso, nel parcheggio davanti alla finestra della sua casa popolare. I personaggi sono tanti e condividono lo stesso asfalto, la stessa condizione umana. Giobbe, magazziniere analfabeta che ha organizzato il magazzino senza nemmeno una parola scritta. La Signora delle Slot, rumena arrivata in Italia come prostituta che s’è ricomprata la propria libertà. Lo zingaro che ha cominciato a fumare a otto anni e sta ancora lì che fuma, accanto alla fontanella, davanti al bar. Nella bellissima pagina del “Sacro patto con Madonna Povertà”, alla richiesta della bella dama di avere un coltello per il pranzo i frati rispondono: «Non abbiamo il fabbro che ci faccia spade». Perché Francesco non sceglie di essere soltanto povero, ma servo dei poveri sapendo che i poveri non cercano servi, ma fratelli. Frati insomma. E poi perché Francesco nasce, vive e muore in un tempo di guerre sante che non finiscono mai. I preti chiedevano l’obolo per la guerra alla fine della messa. Invece Francesco se ne va in Terra Santa a parlare coi crociati che non lo ascoltano. Poi parla coi musulmani. Lo ascoltano un po’ di più. Stupiti di un cristiano che arriva senza armi e cavallo, senza nemmeno le scarpe. E quando Francesco tornerà nella sua terra scriverà nella regola per i suoi frati che bisogna servire tutte le creature. Anche i musulmani. Chiederà a un frate che canti ogni sera dalla torre campanaria come ha imparato dai muezzin.
Quante sono le stelle nel cielo? Così tante che non si possono contare. E poi ci sono quelle che non riesci a vedere. Quelle non le puoi contare. Per quelle ci vuole il cannocchiale. Allora le stelle nel cielo sono ancora di più. Così tante che non si possono contare e neanche vedere tutte quante.
GRECCIO
Nella notte di Natale del 1223 Francesco ha fatto in quel piccolo paese il suo primo presepe. Un bue, un asino e una mangiatoia. Niente altro. Serviva mostrare che Gesù era nato povero. In un paese povero, un posto di poveri. Celestini sta incontrando gli abitanti di Greccio e delle sue frazioni, per raccogliere storie di vita. Un po’ registra e trascrive, un po’ tiene un diario. Perché? Perché dalla trascrizione delle interviste e dalla memoria possiamo trovare una qualità che serve a scrivere un testo che abbia il calore della biografia.
6 Gennaio 2024 ore21.15 7 gennaio 2024 ore 16.30 e 21.15
Con Roberto Andrioli, Fabrizio Checcacci e Lorenzo Degl’Innocenti
Regia di Roberto Andrioli, Fabrizio Checcacci e Lorenzo Degl’Innocenti
“The Complete Works of William Shakespeare (Abridged)” , noto anche come: “The Compleat Wrks of Wllm Shkspr (Abridged)”, tradotto in italiano come: “Le opere complete di William Shakespeare in 90 minuti (in versione abbreviata)”, è una commedia scritta da Adam Long, Daniel Singer e Jess Winfield.
Dopo aver debuttato all’Edinburgh Festival Fringe nel 1987 è stata replicata al Criterion Theatre di Londra per nove anni, diventando uno degli spettacoli più conosciuti al mondo. Una parodia di tutte le opere di William Shakespeare eseguita in forma comicamente abbreviata da tre attori, usando le più svariate tecniche interpretative. Veloce, spiritoso e fisico, è pieno di risate per gli amanti e soprattutto per gli odiatori di Shakespeare. Una sfida teatrale ai limiti dell’incredibile: come condensare l’opera omnia del Bardo, 37 opere, in 90 minuti? O raccontare l’‘Amleto’ in 43’’?
La ‘Bignami Shakespeare Company’ è composta da Fabrizio Checcacci, Roberto Andrioli e Lorenzo Degl’Innocenti (In ordine rigorosamente di età), che dopo tanti anni di amicizia si sono ritrovati ed hanno deciso di unire le loro esperienze nel campo della prosa, musica e commedia dell’arte, e darsi al Bardo!
Già portato in scena da Zuzzurro e Gaspare con la regia di Alessandro Benvenuti dal 2013 al 2015 col titolo “Tutto Shakespeare in 90 minuti”, la versione de La Macchina del Suono con la regia dei tre attori in scena, si rifà maggiormente alla versione originale spingendo al massimo sulla comicità fisica irriverente e travolgente del testo inglese, derivante da un approccio scenico che deve molto alla commedia dell’arte.
Si, perché portare in scena le opere complete di Shakespeare in 90 minuti è una sfida teatrale, un’immersione leggera e stravagante nel mondo shakespeariano, un omaggio divertito e divertente al grande drammaturgo. La potenza e la poesia dei suoi versi vengono prevedibilmente meno ma lo scopo, in fondo, non è altro che divertire il pubblico, incuriosirlo e svelare il lato comico che si cela anche nelle tragedie più cupe.
con Alida Sacoor, Andrea Bizzarri, Giuseppe Abramo, Matteo Montaperto scritto e diretto da Andrea Bizzarri scene di Sandro Ippolito costumi di Claudia Marino una co-produzione Readarto S.r.l. e Centro Teatrale Artigiano
Dopo il successo dello scorso anno, replichiamo la formula del Capodanno con brindisi a Teatro proponendo una divertentissima commedia degli equivoci, “Mi è scappato il morto” di Andrea Bizzarri. In un appartamento, meta gettonata di incontro galanti, Nico, il proprietario, sta illustrando all’uomo che di lì a poco dovrà incontrarsi con la fascinosa Emilie, gli spazi e le particolarità della loro alcova d’amore. Il tour sembra essersi quasi concluso, quando Nico si accorge che non c’è più nessuno a seguirlo. Ripercorre i suoi passi e fa una scoperta che non avrebbe mai voluto fare: l’uomo è a terra, apparentemente morto! Non fa in tempo a chiamare il suo amico Boris per chiedere aiuto che, proprio in quell’istante, suonano alla porta: è Emilie, pronta per le sue quarantotto ore di fuoco.
Una commedia brillante, dai ritmi serratissimi, con equivoci e gag a non finire, sulle orme di un morto che potrebbe scappare da un momento all’altro.
Il 31 dicembre lo spettacolo inizia alle ore 22 e nel prezzo del biglietto è compreso dolce e brindisi per la mezzanotte.
con Carlo De Leonardo e Maurizio Lupinelli Regia Maurizio Lupinelli
Costumi Elisa Pol Organizzazione Ilenia Carrone Logistica Eleonora Cavallo
produzione Nerval Teatro Con il sostegno di MIC – Ministero della Cultura (bando Accessibilità)
Uno spettacolo programmato in collaborazione con Fondazione Toscana Spettacolo onlus
I personaggi di Beckett rappresentano dei simboli originari che costituiscono una messa in contatto profonda con alcuni temi che riguardano la condizione dell’essere umano o ancor meglio dell’esperimento umano quali il tempo, il silenzio, la morte, l’ineluttabilità della vita e lo scorrere predestinato dei giorni. La parola nei testi di Beckett è quindi una parola in lotta che ci affianca e ci sostiene nell’aprire gli occhi verso la condizione della nostra natura di esseri umani, e ci offre sostegno e sostanziale aiuto contro i fallimenti, i rischi e le fragilità del vivere.
La Buca rappresenta l’avvio di una progettualità teatrale che ha come protagonista Carlo De Leonardo, attore diversamente abile ravennate, che in coppia con Maurizio Lupinelli ci restituirà l’essenza stralunata e surreale dei personaggi di Samuel Beckett.
Raccogliendo spunti da opere quali Aspettando Godot, Finale di partita, Giorni felici e L’ultimo nastro di Krapp, lo spettatore sarà testimone di un gioco teatrale che vive a metà tra improvvisazione, spontaneità, ma anche una sempre crescente consapevolezza scenica che si traduce in una potenza evocativa che sprigiona dagli attori in scena.
Domenica 17 marzo ore 21,15
GRAMSCIC
di e con Daniele Marmi, Guglielmo Favilla, Paolo Cioni consulenza artistica Silvio Peroni scenografia Claudia Castriotta tecnico audio e luci Emilio Bucci produzione La Filostoccola
I tre volti noti della fortunata serie tv di Sky “I delitti del Barlume”, diretti dal regista Silvio Peroni, si cimentano in un testo contemporaneo e irriverente che porta la loro stessa firma, dando vita a uno spettacolo dai ritmi comici serrati, liberamente ispirato a “Iwona, principessa di Borgogna”. La storia portata in scena da Marmi, Favilla e Cioni si svolge durante una festa alla quale prendono parte i tre amici protagonisti: uno di loro si innamora a prima vista di una ragazza, Iwona. Ma questa si rivela essere nient’altro che un busto di Antonio Gramsci che i tre amici trovano nel giardino della villa in cui si sta tenendo la festa. Un inconveniente da cui nascono, a cascate, incomprensioni, intrecci di situazioni paradossali e grottesche, dialoghi vivaci e malintesi che rendono la vicenda surreale e, allo stesso tempo, esilarante. Gli attori daranno prova della loro versatilità interpretando undici personaggi diversi.
Domenica 7 aprile ore 21,15
NOI SOLI
di Marco Vichi diretto e interpretato da Lorenzo Degl’Innocenti NUOVA PRODUZIONE – PRIMA NAZIONALE La Macchina Del Suono
Due monologhi per due differenti disagi esistenziali, scritti da Marco Vichi originariamente per Franco di Francescantonio: Oberto e le sue nevrosi dovute all’organizzazione di una cena per dodici amici, e la vicina di casa Maria nel suo ruolo di figlia, madre e donna arrabbiata con il mondo. Oberto ricorda il proprio passato di bambino solitario; emerge ingombrante la figura della madre autoritaria, capace di imporgli il totale assoggettamento. Maria racconta la propria vita di ragazza di campagna, che l’inurbamento ha trasformato in crudele sfruttatrice di malcapitati. La sua rabbia si sfoga tra riflessioni rancorose sul rapporto con la madre, e la lettura nervosa di una lettera del figlio.
Integrata alla rassegna saranno proposti una serie di Laboratori/Incontri sul ruolo dell’attore tenuti dagli stessi protagonisti della rassegna e da professionisti del settore. I laboratori sono rivolti ad allievi attori/attrici e professionisti e professioniste
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