EDITH GIOVANNA GASSION ALIAS PIAF

DOMENICA 8 MARZO 2026 ORE 21.15

FUORI STAGIONE

Con
Anna Maria Castelli voce
Thomas Sinigaglia fisarmonica 

Un viaggio intenso e appassionato ne l’universo di Édith Piaf, la voce che ha incarnato l’anima di Parigi. Attraverso il dialogo intimo tra voce e fisarmonica, rivivono le canzoni che hanno fatto sognare intere generazioni: storie di amore, di struggimento, di speranza. Non solo un omaggio a la “môme”, ma un récital che restituisce la forza e la fragilità di una donna e di un’epoca, trasformando ogni brano in un racconto senza tempo. La fisarmonica, con i suoi respiri e i suoi colori, diventa il contrappunto perfetto a la voce, creando un tessuto sonoro che avvolge lo spettatore e lo conduce nel cuore de la chanson française.

 

LA CORREZIONE DEL MONDO

Una performance conservatrice. 

DOMENICA 8 FEBBRAIO 2026 ORE 21.15

FUORI STAGIONE


liberamente ispirato a LA CORREZIONE DEL MONDO di Davide Piacenza 
Drammaturgia di Riccardo Goretti
Con la consulenza e il supporto di Graziano Graziani e Simone Nebbia

Con Massimo Bonechi, Riccardo Goretti, Emilia Scarpati Fanetti. 

Uno spettacolo sulle guerre culturali, sulla cancel culture, sul “wokismo”, è, in realtà, uno spettacolo in primis UMANO.

Gli algoritmi social tesi a trasformare le piattaforme in “macchine perfette per farci litigare” (per citare Piacenza) hanno infatti dapprima sfruttato dei lati della nostra umanissima natura per poi produrre veri e propri cambiamenti in ambito antropologico. “Il mio lavoro in tal senso mira a riconquistare un RAPPORTO CON IL PROSSIMO, prossimo che non mi voglio arrendere ad odiare solo perché sono caduto nella pur benissimo tesa trappola dell’algoritmo” (sempre PIacenza). Qui sta il punto cruciale, qui sta il motivo (credo) che ha spinto a voler portare IN TEATRO un argomento che di suo di teatrale pare avere poco o nulla: voglio tornare ad andare d’accordo con le persone.

E ancora, per quanto suoni una frase che starebbe bene in bocca al burattino di Collodi: voglio ESSERE buono, non FARE il buono.

Troppo? Sicuri?
E vediamo.
Cosa ci stiamo perdendo, dicevamo, si chiede Piacenza: l’empatia, la comprensione, la possibilità di sbagliare e di redimersi e parallelamente quella di cambiare idea su qualsivoglia argomento, il dubbio. Lo slogan di una famosa organizzazione di attivismo social è “Amore e Rabbia”. Possibile tornare a sostituirlo con “Amore e Basta”?
O pietà sta morendo, e sta morendo la speranza? 

Riccardo Goretti

VENDITORI DI ANIME

Benvenuti dove il dramma incontra la commedia… e l’arte rischia lo sfratto!

SABATO 31 GENNAIO 2026 ORE 21.15

FUORI STAGIONE

di Alberto Bassetti

Con
L’uomo: Bruno Governale
La donna: Maddalena Rizzi
Il giovane : Alessandro Scafati  

Regia: Filippo d’Alessio

Scene Giovanni Piccirillo
Luci Valerio Caporossi
Costumi Alessandra Mené

Produzione SEVEN CULTS SRLS
NUOVA PRODUZIONE 2025

Una commedia che parla di sogni
Una favola  sempre attuale
Benvenuti dove il dramma incontra la commedia… e l’arte rischia lo sfratto!

Un’opera che tesse i fili di una storia che è insieme un inno di tributi e un turbinio di sconfitte e speranze vane, vissute da tre figure reali ma misteriose allo stesso tempo, ognuna pronta a dedicare tutta se stessa per preservare un luogo, che è alla base dei loro desideri e delle loro disgrazie: il teatro.

I tre personaggi incarnano le forze e le debolezze che sono legate a questo edificio, che durante l’opera gli farà vivere un viaggio alla ricerca del proprio scopo: l’Uomo che ha fatto della sua vita un inganno nella vacuità di un luogo che gli ha tolto tutto e che è pronto a trasformare in un supermercato, trae a sé il Giovane neofita che con ardore ed emozione ambisce a quelli che sono i grandi desideri ed ideali che tutti noi nutriamo sin dalla giovane età, per poi accorgerci che questi non sempre portano alla nostra sazietà di desiderio e speranza, percezioni che vediamo incarnate nella figura misteriosa della Donna che forse rappresenta una fantasia, un fantasma o il corpo concreto di un’attrice; ma che soprattutto incarna i fasci di un luogo arcano e misterioso ma che allo stesso tempo accomuna ed appassiona, che custodisce i nostri sogni e fa vivere infinite vite, elevando il semplice uomo ad una esperienza sensoriale senza eguali.

CARO AMICO TI SCRIVO

UNA SPETTACOLO PER RACCONTARE LUCIO DALLA

DOMENICA 16 NOVEMBRE 2025 ORE 21.15

FUORI STAGIONE

Una serata omaggio ad uno dei più grandi autori della musica italiana, scomparso prematuramente, nel pieno della sua attività artistica.

Dalle pagine della prima parte di carriera alle grandi collaborazioni con De Gregori e Stadio, fino ai grandi successi degli anni 80, una carrellata tra i classici come 4/3/43 o Piazza grande, di un autore sempre originale, controcorrente e geniale nei testi come nelle melodie.

Fabrizio Checcacci, cantante del gruppo, ha avuto la fortuna di collaborare lungamente con Dalla in due spettacoli teatrali di successo come Tosca e Beggar’s Opera, quindi fuori dal mondo del pop italiano, nella dimensione che più stimolava l’autore bolognese negli ultimi anni: il teatro. In un ambiente creativo e stimolante come quello teatrale, Lucio Dalla ha potuto esprimere al massimo tutta la sua fantasia e geniale anticonformismo, mettendo sempre in scena spettacoli spesso discussi ma sicuramente originali. Proprio legati a questo aspetto, la band, formata oltre che da Checcacci anche da altri quattro eccezionali professionisti come Cosimo Zannelli (Litfiba, Piero Pelù, Noemi), Alessandro Melani, Federico Sagona (Litfiba, Noemi, Gianni Morandi), Roberto Grigiotti, ripropone non solo i grandi classici ripresi da live storici come Banana Republic e Dallamericaruso, ma anche qualche “chicca” da appassionati, in omaggio ad un modo sempre ironico e intelligente che Lucio Dalla aveva di porsi al suo pubblico.

Una serata all’insegna della grande musica italiana e del teatro, con un connubio tra la musica, la storia e i tanti aneddoti che verranno raccontati durante le due ora di concerto/spettacolo. Uno spettacolo di teatro canzone che racconta Dalla nel suo privato artistico, rispettoso del suo privato personale ma denso di racconti ambientati nel suo habitat professionale, il palco e il dietro le quinte della sua attività, teatrale e musicale.

STEFANO SANI UNPLUGGED

CLASSIC JAZY

VENERDì 31 OTTOBRE 2025 ORE 21.15

FUORI STAGIONE

Una serata intima, nella quale i protagonisti saranno la musica, suonata da musicisti di altissima qualità, che creerà una interminabile collana emozionale.

STEFANO SANI CON:
Direzione musicale, arrangiamenti, pianoforte:
SIMONE PAPI
Chitarre:
RICCARDO GALARDINI
Batteria:
FABRIZIO MORGANTI
Contrabbasso:
STEFANO ALLEGRA
Sax:
LUCA RAVAGNI
Ingegnere del suono e coordinatore:
MARZIO BENELLI

NESSUNO, IL MOSTRO DI FIRENZE

PODCAST LIVE

SABATO 25 OTTOBRE 2025 ORE 21.15

di e con Eugenio Nocciolini ed Edoardo Orlandi
tecnica e programmazione Andrea Casagni

PRODUZIONE LA MACCHINA DEL SUONO

FUORI STAGIONE

6 giugno 1981 – Scandicci, Mosciano – Nel Giugno del 1981, due giovani fidanzati vengono uccisi in auto mentre erano appartati alla ricerca di un po’ di intimità. È l’inizio di un incubo per la città di Firenze che scopre in quegli anni il lato più oscuro delle sue verdi colline: Il Mostro di Firenze.”

Inizia così il primo episodio del podcast “Nessuno. Il Mostro di Firenze” da cui è tratto lo spettacolo, fenomeno mediatico con oltre 2.000.000 di ascolti.

Un drammaturgo, Eugenio Niccolini e un avvocato criminologo, Edorado Orlandini, sono gli autori di “Nessuno. Voci nella storia del mostro di Firenze”.

Il podcast, già di successo, “Nessuno – Il mostro di Firenze”, come spiegano gli autori, non vuole ricostruire la vicenda storica e processuale, che rimane sullo sfondo, ma approfondire la storia personale delle vittime e dare loro voce. A parlare, infatti, sono per la prima volta i protagonisti: i sedici ragazzi che nella notte sbagliata si sono trovati, senza colpa, nel luogo sbagliato; e poi i parenti, gli amici, gli inquirenti, i giornalisti, in una narrazione corale toccante e mozzafiato che ha i toni della fiction ma l’accuratezza del migliore true crime.

Dal Podcast nasce questa nova esperienza teatrale, il Podcast Live, che il Teatro Manzoni e la Macchina del Suono ospitano, producono e distribuiscono nei teatri italiani.

Le emozioni dell’esibizione di un attore sul palco e le suggestioni del podcast fuse insieme per una nuova esperienza teatrale, che unisce la narrazione e il true crime.

Alcune passaggi sono quindi romanzati e si tratta di un’opera di fantasia, sebbene con una grande attinenza alla realtà e basata sugli atti processuali, che l’avvocato e criminologo Edoardo Orlandi ha studiato molto approfonditamente.

PILLOLE DI ME

SABATO 18 APRILE 2026

di e con Alessandro Benvenuti

PRODUZIONE COMPAGNIA UMBERTO ORSINI

“Pillole di me, ossia un po’ di robe comiche, un po’ recitate, un po’ lette, per raccontare a quelle orecchie che vorranno ascoltarmi, il mio divertimento nel vivere una vita sul filo di una comicità condensata in pillole salvifiche che proteggono il cervello e la sua cugina Anima, dal brutto che l’esistenza ogni giorno ci propone con sadico entusiasmo, senza che nessuno le abbia minimamente chiesto niente.”

Avrei potuto scrivere “cavalli di battaglia”.
Molti colleghi arrivando a proporre un recital di monologhi fra i più apprezzati della loro carriera, usano quella forma lì per spiegare che cosa andrà a vedere lo spettatore. Diciamo che di questi tempi però di ‘battaglie’ ce ne sono anche troppe nel mondo che alimentano stupide, feroci, quanto inutili guerre.

Così ho optato per un titolo dal sapore un po’ medicamentoso: “Pillole di me”, appunto.
Niente di chimico, pastiglie fatte di erbe vispe e naturali cresciute negli orti di casa mia.
Spero che almeno per una sera diano a chi vorrà inghiottirle un po’ di ascetico sollievo.

LA FAVOLA DELLA MANDRAGOLA

Venerdi’ 27 e Sabato 28 Ore 21.15
Domenica 29 Ore 16.30 Marzo 2026

di Niccolò Machiavelli
adattamento di Roberto Andrioli
con Roberto Andrioli, Fabrizio Checcacci, Lorenzo Degl’Innocenti, francesca Nerozzi, Francesco Merciai
Regia di Roberto Andrioli e Fabrizio Checcacci

PRODUZIONE LA MACCHINA DEL SUONO

PRIMA NAZIONALE

“La Mandragola” di Niccolò Machiavelli, andata in scena per la prima volta nel 1518, contiene già molti elementi tipici della Commedia dell’arte, detta anche all’italiana. Questo adattamento rilegge il classico del 1518 evidenziando gli archetipi tipici del genere e associando i personaggi a maschere tradizionali: Messer Nicia diventa un Pantalone ricco e sciocco, Ligurio un servo astuto simile a Truffaldino, e Callimaco un giovane innamorato con tratti del Capitano. Anche figure come Fra’ Timoteo, Lucrezia e Sostrata vengono ricondotte a ruoli riconoscibili.

In questa versione, il testo originale viene riportato alla sua essenza di scenario, costruito su canovacci e lazzi che esaltano il gioco corale e una graffiante comicità. Un elemento centrale è la musica, con canzoni eseguite dal vivo che, come nell’opera di Machiavelli, scandiscono il passaggio tra gli atti. Il repertorio musicale è variegato, spaziando dalla musica popolare all’opera buffa, e include un omaggio al menestrello fiorentino Riccardo Marasco. Gli arrangiamenti originali prevedono l’uso di strumenti antichi come chitarra battente, flauti e ciaramella.

La scena è dominata dalla bravura degli attori, i quali, oltre a cantare e suonare, si cimentano nell’interpretazione di più personaggi a testa, in un dinamico gioco di maschere che si scambiano a vista davanti al pubblico.

LE NOSTRE FOLLI CAPRIOLE NEL SOLE

SABATO’ 14 MARZO 2026

scritto da Iulia Bonagura
interpretato da Emanuele Baroni e Iulia Bonagura
voce off di Filippo Gili
diretto da Emanuele Baroni

PRODUZIONE NUTRIMENTI TERRESTRI

Spettacolo vincitore del Roma Fringe Festival 2024

Martina è una bambina. Ha un costume intero da piscina e la maschera che le tiene su i capelli bagnati. Corre fuori dall’acqua e vede la cupola di una medusa morta. Valentino, anche lui bambino, le si avvicina. Ha i pantaloncini a pinocchietto e uno zainetto. I due si incontrano, per la prima volta, a dieci anni, l’ultimo giorno d’estate, su una spiaggia del litorale laziale, e l’ultima volta a diciannove, sempre su quella spiaggia. Due bambini, che davanti a una medusa morta si interrogano su cosa c’è dopo, dandosi molte più risposte di quelle che noi adulti abbiamo il coraggio di azzardare.

Anno dopo anno, si ritrovano in questa bolla che è Cincinnato, una frazione di Anzio fuori dal tempo. Martina vive lì anche durante l’anno, incastrata in una giostra di sogni e violenze che è la sua casa. Valentino viene dalla città e la raggiunge l’estate, accompagnato da una madre ansiosa che tenta di proteggerlo da tutto, impedendogli anche di crescere.
Tutti gli anni li ritroviamo, l’ultimo giorno dell’estate, sulla spiaggia di Cincinnato: sempre più grandi, sempre più amici.

Affrontano con quella leggerezza disarmante, che solo i bambini posseggono, le questioni che cerchiamo di valicare noi grandi. Ma cosa li accomuna? Cosa tiene insieme questi due piccoli adulti?

Valentino non è mai entrato in acqua, schiacciato dalla paura, più della madre che sua, di annegare come è successo al padre.
Martina vuole volare, scoprire le strade del cielo, così diverse dalle vie di Cincinnato.

Cosa li unisce? Prima il coraggio, poi l’amore.

TRE SORELLE

ovvero LA FELICITA’ QUANDO E’ ALTROVE

VENERDI’ 27 E SABATO 28 FEBBRAIO 2026 ore 21:15
REPLICA STRAORDINARIA – DOMENICA 1 MARZO 2026 ore 18:00

tratto da “Tre sorelle” di Anton Čechov
di e con Silvia Frasson

PRODUZIONE LA MACCHINA DEL SUONO
PRIMA NAZIONALE

Il capolavoro di Anton Čechov rivive sulla scena attraverso la voce e il corpo di un’unica, straordinaria interprete. Silvia Frasson, una delle maggiori protagoniste del teatro di narrazione contemporaneo, si confronta con la complessità e la struggente malinconia delle sorelle Prózorov in una rielaborazione scenica che assume la forma di un potente racconto teatrale.

In scena, le atmosfere, i dialoghi e le vite sospese di Olga, Maša e Irina si fondono in una narrazione intensa e personale. La drammaturgia originale della Frasson distilla l’essenza dell’opera cechoviana, esplorando i temi universali dell’incapacità di vivere, del desiderio di fuga, dell’amore anche se spesso infelice e della disillusione. Non una messinscena tradizionale, ma un’immersione profonda nel cuore del testo, dove la parola si fa immagine e il racconto diventa azione, restituendo al pubblico la forza poetica e l’immutata attualità di un classico senza tempo.

“Ogni volta che leggevo Čechov sospiravo e smaniavo: questi personaggi …sono talmente belli che li vorrei recitare tutti!

E allora, eccomi qua! A realizzare un desiderio.Attraversare con questo mio unico corpo tutti i personaggi, insieme.
Far scaturire col racconto i luoghi le azioni i respiri dei personaggi e così facendo spalancare le porte della loro anima.
Che bella sfida, che bellezza le mille possibilità del teatro!
Di Čechov amo la malinconia straziante. Quell’incapacità di vivere che caratterizza tutti i personaggi- nessuno si salva, tutti inetti.

Quella speranza inutile con cui sulle scene piene di luce fuori e buio dentro, i personaggi filosofeggiano.
Eppure, basterebbe così poco: fare, andare.
Ma nessuno fa, nessuno va.
Ma allora dov’è questa felicità?
A Mosca! Bisogna andare a Mosca!
Ma nessuno, da quella casa, si muove.
Eppure si desidera. Eppure si inciampa nell’amore. Eppure, nonostante questa vita che non si sa vivere, si è certi che chi verrà dopo farà meglio di noi.

Eppure, intanto, si vive.

Čechov per me sono tutte le cose che guardiamo mentre ci scivolano di mano. Sono tutte quelle domande che per carità non dateci mai la risposta. Čechov è il tempo che passa e la felicità quando è altrove.
Tre sorelle è la celebrazione dell’impossibilità di saper vivere che accomuna tutti noi, è il non detto che grida forte sotto poche parole : “Dite che mi preparino un caffè. “
Che questo progetto venga dopo la Ginzburg è inevitabile. Natalia amava Čechov: come lei, Čechov poteva e sapeva raccontare la vita solo ed esattamente per com’è.

E, solo facendo così, riuscire ad amarla.