Una serata omaggio ad uno dei più grandi autori della musica italiana, scomparso prematuramente, nel pieno della sua attività artistica.
Dalle pagine della prima parte di carriera alle grandi collaborazioni con De Gregori e Stadio, fino ai grandi successi degli anni 80, una carrellata tra i classici come 4/3/43 o Piazza grande, di un autore sempre originale, controcorrente e geniale nei testi come nelle melodie.
Fabrizio Checcacci, cantante del gruppo, ha avuto la fortuna di collaborare lungamente con Dalla in due spettacoli teatrali di successo come Tosca e Beggar’s Opera, quindi fuori dal mondo del pop italiano, nella dimensione che più stimolava l’autore bolognese negli ultimi anni: il teatro. In un ambiente creativo e stimolante come quello teatrale, Lucio Dalla ha potuto esprimere al massimo tutta la sua fantasia e geniale anticonformismo, mettendo sempre in scena spettacoli spesso discussi ma sicuramente originali. Proprio legati a questo aspetto, la band, formata oltre che da Checcacci anche da altri quattro eccezionali professionisti come Cosimo Zannelli (Litfiba, Piero Pelù, Noemi), Alessandro Melani, Federico Sagona (Litfiba, Noemi, Gianni Morandi), Roberto Grigiotti, ripropone non solo i grandi classici ripresi da live storici come Banana Republic e Dallamericaruso, ma anche qualche “chicca” da appassionati, in omaggio ad un modo sempre ironico e intelligente che Lucio Dalla aveva di porsi al suo pubblico.
Una serata all’insegna della grande musica italiana e del teatro, con un connubio tra la musica, la storia e i tanti aneddoti che verranno raccontati durante le due ora di concerto/spettacolo. Uno spettacolo di teatro canzone che racconta Dalla nel suo privato artistico, rispettoso del suo privato personale ma denso di racconti ambientati nel suo habitat professionale, il palco e il dietro le quinte della sua attività, teatrale e musicale.
Una serata intima, nella quale i protagonisti saranno la musica, suonata da musicisti di altissima qualità, che creerà una interminabile collana emozionale.
di e con Eugenio Nocciolini ed Edoardo Orlandi tecnica e programmazione Andrea Casagni
PRODUZIONE LA MACCHINA DEL SUONO
FUORI STAGIONE
“6 giugno 1981 – Scandicci, Mosciano – Nel Giugno del 1981, due giovani fidanzati vengono uccisi in auto mentre erano appartati alla ricerca di un po’ di intimità. È l’inizio di un incubo per la città di Firenze che scopre in quegli anni il lato più oscuro delle sue verdi colline: Il Mostro di Firenze.”
Inizia così il primo episodio del podcast “Nessuno. Il Mostro di Firenze” da cui è tratto lo spettacolo, fenomeno mediatico con oltre 2.000.000 di ascolti.
Un drammaturgo, Eugenio Niccolini e un avvocato criminologo, Edorado Orlandini, sono gli autori di “Nessuno. Voci nella storia del mostro di Firenze”.
Il podcast, già di successo, “Nessuno – Il mostro di Firenze”, come spiegano gli autori, non vuole ricostruire la vicenda storica e processuale, che rimane sullo sfondo, ma approfondire la storia personale delle vittime e dare loro voce. A parlare, infatti, sono per la prima volta i protagonisti: i sedici ragazzi che nella notte sbagliata si sono trovati, senza colpa, nel luogo sbagliato; e poi i parenti, gli amici, gli inquirenti, i giornalisti, in una narrazione corale toccante e mozzafiato che ha i toni della fiction ma l’accuratezza del migliore true crime.
Dal Podcast nasce questa nova esperienza teatrale, il Podcast Live, che il Teatro Manzoni e la Macchina del Suono ospitano, producono e distribuiscono nei teatri italiani.
Le emozioni dell’esibizione di un attore sul palco e le suggestioni del podcast fuse insieme per una nuova esperienza teatrale, che unisce la narrazione e il true crime.
Alcune passaggi sono quindi romanzati e si tratta di un’opera di fantasia, sebbene con una grande attinenza alla realtà e basata sugli atti processuali, che l’avvocato e criminologo Edoardo Orlandi ha studiato molto approfonditamente.
“Pillole di me, ossia un po’ di robe comiche, un po’ recitate, un po’ lette, per raccontare a quelle orecchie che vorranno ascoltarmi, il mio divertimento nel vivere una vita sul filo di una comicità condensata in pillole salvifiche che proteggono il cervello e la sua cugina Anima, dal brutto che l’esistenza ogni giorno ci propone con sadico entusiasmo, senza che nessuno le abbia minimamente chiesto niente.”
Avrei potuto scrivere “cavalli di battaglia”. Molti colleghi arrivando a proporre un recital di monologhi fra i più apprezzati della loro carriera, usano quella forma lì per spiegare che cosa andrà a vedere lo spettatore. Diciamo che di questi tempi però di ‘battaglie’ ce ne sono anche troppe nel mondo che alimentano stupide, feroci, quanto inutili guerre.
Così ho optato per un titolo dal sapore un po’ medicamentoso: “Pillole di me”, appunto. Niente di chimico, pastiglie fatte di erbe vispe e naturali cresciute negli orti di casa mia. Spero che almeno per una sera diano a chi vorrà inghiottirle un po’ di ascetico sollievo.
Venerdi’ 27 e Sabato 28 Ore 21.15 Domenica 29 Ore 16.30 Marzo 2026
di Niccolò Machiavelli adattamento di Roberto Andrioli con Roberto Andrioli, Fabrizio Checcacci, Lorenzo Degl’Innocenti, francesca Nerozzi, Francesco Merciai Regia di Roberto Andrioli e Fabrizio Checcacci
PRODUZIONE LA MACCHINA DEL SUONO
PRIMA NAZIONALE
“La Mandragola” di Niccolò Machiavelli, andata in scena per la prima volta nel 1518, contiene già molti elementi tipici della Commedia dell’arte, detta anche all’italiana. Questo adattamento rilegge il classico del 1518 evidenziando gli archetipi tipici del genere e associando i personaggi a maschere tradizionali: Messer Nicia diventa un Pantalone ricco e sciocco, Ligurio un servo astuto simile a Truffaldino, e Callimaco un giovane innamorato con tratti del Capitano. Anche figure come Fra’ Timoteo, Lucrezia e Sostrata vengono ricondotte a ruoli riconoscibili.
In questa versione, il testo originale viene riportato alla sua essenza di scenario, costruito su canovacci e lazzi che esaltano il gioco corale e una graffiante comicità. Un elemento centrale è la musica, con canzoni eseguite dal vivo che, come nell’opera di Machiavelli, scandiscono il passaggio tra gli atti. Il repertorio musicale è variegato, spaziando dalla musica popolare all’opera buffa, e include un omaggio al menestrello fiorentino Riccardo Marasco. Gli arrangiamenti originali prevedono l’uso di strumenti antichi come chitarra battente, flauti e ciaramella.
La scena è dominata dalla bravura degli attori, i quali, oltre a cantare e suonare, si cimentano nell’interpretazione di più personaggi a testa, in un dinamico gioco di maschere che si scambiano a vista davanti al pubblico.
scritto da Iulia Bonagura interpretato da Emanuele Baroni e Iulia Bonagura voce off di Filippo Gili diretto da Emanuele Baroni
PRODUZIONE NUTRIMENTI TERRESTRI
Spettacolo vincitore del Roma Fringe Festival 2024
Martina è una bambina. Ha un costume intero da piscina e la maschera che le tiene su i capelli bagnati. Corre fuori dall’acqua e vede la cupola di una medusa morta. Valentino, anche lui bambino, le si avvicina. Ha i pantaloncini a pinocchietto e uno zainetto. I due si incontrano, per la prima volta, a dieci anni, l’ultimo giorno d’estate, su una spiaggia del litorale laziale, e l’ultima volta a diciannove, sempre su quella spiaggia. Due bambini, che davanti a una medusa morta si interrogano su cosa c’è dopo, dandosi molte più risposte di quelle che noi adulti abbiamo il coraggio di azzardare.
Anno dopo anno, si ritrovano in questa bolla che è Cincinnato, una frazione di Anzio fuori dal tempo. Martina vive lì anche durante l’anno, incastrata in una giostra di sogni e violenze che è la sua casa. Valentino viene dalla città e la raggiunge l’estate, accompagnato da una madre ansiosa che tenta di proteggerlo da tutto, impedendogli anche di crescere. Tutti gli anni li ritroviamo, l’ultimo giorno dell’estate, sulla spiaggia di Cincinnato: sempre più grandi, sempre più amici.
Affrontano con quella leggerezza disarmante, che solo i bambini posseggono, le questioni che cerchiamo di valicare noi grandi. Ma cosa li accomuna? Cosa tiene insieme questi due piccoli adulti?
Valentino non è mai entrato in acqua, schiacciato dalla paura, più della madre che sua, di annegare come è successo al padre. Martina vuole volare, scoprire le strade del cielo, così diverse dalle vie di Cincinnato.
tratto da “Tre sorelle” di Anton Čechov di e con Silvia Frasson
PRODUZIONE LA MACCHINA DEL SUONO PRIMA NAZIONALE
Il capolavoro di Anton Čechov rivive sulla scena attraverso la voce e il corpo di un’unica, straordinaria interprete. Silvia Frasson, una delle maggiori protagoniste del teatro di narrazione contemporaneo, si confronta con la complessità e la struggente malinconia delle sorelle Prózorov in una rielaborazione scenica che assume la forma di un potente racconto teatrale.
In scena, le atmosfere, i dialoghi e le vite sospese di Olga, Maša e Irina si fondono in una narrazione intensa e personale. La drammaturgia originale della Frasson distilla l’essenza dell’opera cechoviana, esplorando i temi universali dell’incapacità di vivere, del desiderio di fuga, dell’amore anche se spesso infelice e della disillusione. Non una messinscena tradizionale, ma un’immersione profonda nel cuore del testo, dove la parola si fa immagine e il racconto diventa azione, restituendo al pubblico la forza poetica e l’immutata attualità di un classico senza tempo.
“Ogni volta che leggevo Čechov sospiravo e smaniavo: questi personaggi …sono talmente belli che li vorrei recitare tutti!
E allora, eccomi qua! A realizzare un desiderio.Attraversare con questo mio unico corpo tutti i personaggi, insieme. Far scaturire col racconto i luoghi le azioni i respiri dei personaggi e così facendo spalancare le porte della loro anima. Che bella sfida, che bellezza le mille possibilità del teatro! Di Čechov amo la malinconia straziante. Quell’incapacità di vivere che caratterizza tutti i personaggi- nessuno si salva, tutti inetti.
Quella speranza inutile con cui sulle scene piene di luce fuori e buio dentro, i personaggi filosofeggiano. Eppure, basterebbe così poco: fare, andare. Ma nessuno fa, nessuno va. Ma allora dov’è questa felicità? A Mosca! Bisogna andare a Mosca! Ma nessuno, da quella casa, si muove. Eppure si desidera. Eppure si inciampa nell’amore. Eppure, nonostante questa vita che non si sa vivere, si è certi che chi verrà dopo farà meglio di noi.
Eppure, intanto, si vive.
Čechov per me sono tutte le cose che guardiamo mentre ci scivolano di mano. Sono tutte quelle domande che per carità non dateci mai la risposta. Čechov è il tempo che passa e la felicità quando è altrove. Tre sorelle è la celebrazione dell’impossibilità di saper vivere che accomuna tutti noi, è il non detto che grida forte sotto poche parole : “Dite che mi preparino un caffè. “ Che questo progetto venga dopo la Ginzburg è inevitabile. Natalia amava Čechov: come lei, Čechov poteva e sapeva raccontare la vita solo ed esattamente per com’è.
di Luigi Pirandello adattamento e regia Fulvio Cauteruccio con Fulvio Cauteruccio e con Massimo Bevilacqua e Flavia Pezzo voce recitante Ninni Bruschetta Elementi visual in A.I. Marco Puccini realizzazione elementi scenici Pierluigi Puccini costumi Frida Schneider sartoria Benedetta Orsoli elaborazione suoni Vincenzo Maria Campolongo audio e luci Fiammetta Perugi
PRODUZIONE COMPAGNIA TEATRALE KRYPTON
“Ero un bambino negli anni ’70 e la televisione pubblica da poco aveva inaugurato il secondo canale, Rai Due. Le famiglie una volta alla settimana si riunivano per vedere le opere teatrali prodotte appositamente per la messa in onda televisiva. L’Italia era un Paese diverso allora, forse migliore, e ai cittadini veniva data la possibilità di poter accedere alla cultura anche attraverso il piccolo schermo che mandava immagini in bianco e nero. Fu così che una sera rimasi folgorato dai “Sei personaggi in cerca d’autore” di Luigi Pirandello della Compagnia dei Giovani del regista De Lullo, con magistrali interpreti come Romolo Valli e Rossella Falk. E proprio quella sera decisi che il teatro sarebbe stato la mia strada. L’amore per il teatro scritto da Luigi Pirandello è stato un amore mai tradito, ma come ogni amore va alimentato e rinnovato. “Uno, nessuno e centomila” è stato lo spettacolo in cui ho recitato nel ruolo di Moscarda, l’ultimo spettacolo prima di lasciare Krypton per dedicarmi al lavoro di attore che mi ha portato a calcare i maggiori palcoscenici italiani.
Tornato dopo dieci anni con il ruolo di direttore artistico della compagnia, mi reimmergo ora, a poca distanza dai novanta anni dalla morte del grande drammaturgo, nella sua scrittura con l’auspicio di restituirgli una rinnovata possibilità di incidere nel contemporaneo.
“La Patente” è il breve testo di cui ho scelto di indagare la filosofia, il linguaggio e la modernità. E l’ho fatto coniugando l’uso dell’intelligenza artificiale con l’intelligenza dell’attore in carne e ossa. Il personaggio di Rosario Chiarchiaro, lo jettatore, reso iconico da Totò nel film del 1954 diretto da Luigi Zampa, mi accompagnerà. Chiarchiaro per certi versi rappresenta la vittima di un’ingiustizia frutto di angherie, credenze, dicerie, che possono portare anche alla morte e che, pur riferendosi al contesto degli anni Venti, sono di struggente e drammatica attualità. Il mio jettatore si ribellerà a tutto questo, farà sentire la sua voce e infine chiederà al pubblico di diventare anch’esso “jettatore” sì, ma dei mali generati dal post capitalismo, dall’imperversare del “buonismo” ipocrita, in realtà finemente intollerante alle differenze e amante del pensiero unico.”
di Maurizio De Giovanni con PEPPE SERVILLO e CRISTIANO CALIFANO alla chitarra
PRODUZIONE BELLOSGUARDO SRL
Peppe Servillo legge “La presa di Torino”, un racconto di Maurizio de Giovanni tratto dal libro “Il resto della settimana” accompagnato alla chitarra da Cristiano Califano per l’esecuzione di alcune canzoni… sportive. Un film in versi, un esilarante viaggio, una trasferta da sogno verso un’insperata vittoria del Napoli (che culminerà con la vittoria del suo primo scudetto) di un eterogeneo manipolo di tifosi “malati” di tifo calcistico, accecato da una passione sfrenata e sfacciata, il tutto contornato da orde di uomini che si agitano nello stadio e non solo.
Un ambiente osservato con ironia, acume ed amore e con un occhio rivolto più alle gradinate che al campo di gioco con personaggi che sembrerebbero inventati ma che nella realtà esistono veramente. Uno spaccato del calcio a 360 gradi ma anche uno spaccato della vita.
SABATO 10 ore 21.15 DOMENICA 11 ore 16.30 GENNAIO 2026
da “L’arca di Noè” di Michele Di Martino Adattamento e Regia di Sandro Querci Con Sandro Querci, Camillo Grassi, Camilla Gai, Agata Biondi Assistente alla regia Elide Rovai
PRODUZIONE LA MACCHINA DEL SUONO in collaborazione con MariLaura Produzioni
“Se non son io per me, chi sarà mai per me: ma se io son solo per me, chi sono?” (antico detto ebraico)
Parole, echi, suoni, suggestioni che si uniscono e ci catturano, ci trasportano al di là del tempo per approdare ad una nuova consapevolezza.
La narrazione di Noè, il suo delirio?
Un suo sogno?
Una sua allucinazione?
Verità?
Si snoda attraverso vari momenti, dalla chiamata del divino, alla costruzione dell’arca, dall’arrivo dei nemici, all’ingresso degli animali tutti. la tempesta, la paura, il diluvio. poi la scoperta della solidarietà e dell’amore, dal primo raggio di sole, alla quiete, il ritiro delle acque e l’inizio di un nuovo mondo; l’approdo ad una rinascita.
Noè sempre guidato e sorretto dalla moglie Naama e da Cam e Iafet. una storia eterna, senza confini, a cui tendere oggi come non mai per ri-nascere.
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