UOMO SOLO IN FILA

I pensieri di Pasquale

Sabato 12 dicembre 2026 ore 21:15

di e con Maurizio Micheli
al pianoforte Pietro Ubaldi
Regia di Luca Sandri
Spazio scenico Fabio Cherstich

UNA PRODUZIONE LA MACCHINA DEL SUONO

Un uomo solo. In fila. Una fila che non si sa quando è cominciata e quando finirà, in un luogo che non si sa bene cosa sia e dove sia, in fila con altri esseri umani che aspettano di essere chiamati per conoscere il loro destino. Nel frattempo Pasquale, il protagonista, aspetta e pensa a tante cose: fatti, illusioni, speranze, inquietudini, canzoni scavate nella memoria, grattate dall’anima, riemerse come dal fondo di un mare “che si muove anche di notte e non sta fermo mai”. Le sue attese sono sinonimo di disillusioni, non hanno nulla a che fare con quelle metafisiche di Beckett. 

 Micheli è l’ultimo “brillante” del teatro italiano, capace di rendere comico anche il tragico.
Uno spettacolo teatrale comico-amaro che interpreta un uomo comune in un’attesa assurda e kafkiana in un ufficio pubblico, riflettendo sulla vita, l’attesa, le speranze e il senso dell’esistenza, mescolando risate e amarezza, e diventando una metafora della condizione umana.

 

UNA CENA D’ADDIO

Sabato 5 Dicembre 2026 Ore 21.15

di Alexandre de la Patellière e Matthieu Delaporte
Traduzione di Sandrine du Jardin
Regia di Alberto Giusta
In scena Chiara Benedetti, Denis Fontanari e Christian Renzicchi
disegno luci Iacopo Candela

Una produzione Ariateatro

Una commedia piena di humour e di cinismo. Una giovane coppia, Pierre e Clotilde, si rende conto di passare troppo tempo a vedere e frequentare persone che, oggi come oggi, non sceglierebbero più di frequentare.

E così decidono di darci un taglio: per ognuna delle persone che vogliono lasciare fuori dalle loro vite organizzeranno una “Cena d’addio” per salutare degnamente gli ex amici e lasciare in loro un buon ricordo ma non tutto va come avevano previsto.

Una satira divertente e caustica sull’ipocrisia sociale, amicale e coniugale

 

STAND UP CLASSIC

Un’operaccia satirica

Venerdì 27 Novembre 2026 Ore 21.15

di e con Paolo Rossi
musiche dal vivo di Emanuele Dell’Aquila

Una produzione Agidì

Uno spettacolo che reinventa i classici della letteratura, presentati in un modo unico e non convenzionale: Stand Up Classic è un viaggio attraverso i secoli, dove le parole di autori come Omero, Shakespeare e Orazio prendono vita e si connettono con il presente. Accompagnato dalla chitarra di Emanuele Dell’Aquila, Rossi trasforma testi antichi in esperienze contemporanee, rendendoli accessibili e vibranti per il pubblico moderno. Le sue libere associazioni tra passato e presente creano un dialogo vivace e sorprendente, che fa riflettere e divertire. Un evento imperdibile per chi ama la letteratura, il teatro e la stand-up comedy.

 

IL VOLO DELLE ANATRE

Venerdì 13 novembre 2026 ore 21:15
Sabato 14 novembre 2026 ore 21:15

di Matteo Dall’Olmo
con Matteo Dall’Olmo, Giulia Borsini, Roberto Salemi
regia di Matteo Dall’Olmo

PRODUZIONELA MACCHINA DEL SUONO

“Quando, durante il volo, un’anatra resta indietro altre due si staccano dalla formazione e la raggiungono per aiutarla. Un’anatra non viene mai lasciata indietro”.
Una stanza ingombra di vestiti e di cose, per metà utili a ricordare, l’altra metà necessaria per riempire i vuoti e attutire il rumore: la vita di Aldemaro sta tutta lì a rincorrere un ricordo d
opo l’altro per essere sicuro di aver davvero vissuto, di non aver sprecato il proprio tempo. Perché il valore più grande di un ricordo, almeno per quelli belli, è quello di dare un senso alla nostra esistenza, di proteggerci. Ed è una lotta impari contro il tempo che passa e confonde tutto, mescola le situazioni, sostituisce i volti, smorza i colori e affievolisce le voci. Per la nostra mente non esiste niente di più reale di un ricordo, anche se a volte questi sono rielaborati dalla mente stessa, se non addirittura inventati per un sistema di autodifesa. Ma alla fine, dato il valore di un ricordo, forse non è poi così importante avere la certezza della sua veridicità: meglio godersi ciò che ci lascia quando è passato.

 

L’ULTIMA FOTOGRAFIA

Sabato 24 ottobre 2026 ore 21:15
Domenica 25 ottobre 2026 ore 18:00

di Roberto Andrioli
con Roberto Andrioli, Yeda Kim, Mattia Ricchiuti
Luci e scene Roberto Andrioli e Fabrizio Checcacci
Regia di Fabrizio Checcacci

PRODUZIONE LA MACCHINA DEL SUONO

Marco è un fotografo di guerra in crisi: sfrattato, separato, alcolizzato e indebitato con individui poco raccomandabili. Una sera, tra bollette e una lettera di sfratto, riceve la notizia di aver vinto un importante premio di fotogiornalismo, e si prepara a partire in fretta per Londra a ritirarlo, sperando in un riscatto almeno economico.Proprio mentre è teso tra l’ansia della partenza e il terrore di sicari che sorvegliano casa sua, si presenta alla porta Adila, una ragazza straniera che dice di essere amica di Leonardo, il figlio di Marco negli Stati Uniti, chiedendo ospitalità per la notte. Le sue domande insistenti sulla foto premiata la rivelano presto come una figura misteriosa e  pericolosa, e costringono Marco — da sempre abituato a costruire la realtà attraverso l’obiettivo — a smascherarsi e raccontare la verità che ha sempre nascosto dietro i suoi scatti.

NOTE DELL’AUTORE

 

Questo testo esplora vari temi: il nostro punto di vista sulle guerre oggi, il rapporto ambiguo tra verità e rappresentazione della verità attraverso le immagini, le tensioni esistenti tra due “schieramenti”, noi occidentali e gli altri. Indaga inoltre i conflitti tra due generazioni, tra la coscienza dei figli e quella dei padri.

In scena tre personaggi: Marco il fotografo di guerra, Adila la ragazza straniera e Leonardo, un ragazzo italiano figlio del fotografo. Tutti hanno “perso il rapporto con la terra”, tutti si trovano per motivi diversi in una sorta di territorio “sospeso” tra giustizia, sopravvivenza, radici e futuro.

Il nostro fotografo è lontano dai fotografi-star, testimoni-eroi che con attitudine quasi monastica ci raccontano, spesso rischiando la vita, frammenti di verità, trasformando la sofferenza in arte, il dolore in bellezza. Ma un dubbio rimane: le immagini, che noi tutti ormai utilizziamo come strumento di rapido racconto, quanto davvero rispecchiano la verità?

Quanto in quelle immagini bidimensionali che vediamo a testa bassa nei nostri monitor dei telefonini e computer, la verità potrebbe sfuggire e restare nascosta nella terza dimensione mancante, la profondità appunto?

NOTE DELL’AUTORE

Questo testo esplora vari temi: il nostro punto di vista sulle guerre oggi, il rapporto ambiguo tra verità e rappresentazione della verità attraverso le immagini, le tensioni esistenti tra due “schieramenti”, noi occidentali e gli altri. Indaga inoltre i conflitti tra due generazioni, tra la coscienza dei figli e quella dei padri.
In scena tre personaggi: Marco il fotografo di guerra, Adila la ragazza straniera e Leonardo, un ragazzo italiano figlio del fotografo. Tutti hanno “perso il rapporto con la terra”, tutti si trovano per motivi diversi in una sorta di territorio “sospeso” tra giustizia, sopravvivenza, radici e futuro.
Il nostro fotografo è lontano dai fotografi-star, testimoni-eroi che con attitudine quasi monastica ci raccontano, spesso rischiando la vita, frammenti di verità, trasformando la sofferenza in arte, il dolore in bellezza. Ma un dubbio rimane: le immagini, che noi tutti ormai utilizziamo come strumento di rapido racconto, quanto davvero rispecchiano la verità?
Quanto in quelle immagini bidimensionali che vediamo a testa bassa nei nostri monitor dei telefonini e computer, la verità potrebbe sfuggire e restare nascosta nella terza dimensione mancante, la profondità appunto?