Benvenuti dove il dramma incontra la commedia… e l’arte rischia lo sfratto!
SABATO 31 GENNAIO 2026 ORE 21.15
FUORI STAGIONE
di Alberto Bassetti
Con L’uomo: Bruno Governale La donna: Maddalena Rizzi Il giovane : Alessandro Scafati
Regia: Filippo d’Alessio
Scene Giovanni Piccirillo Luci Valerio Caporossi Costumi Alessandra Mené
Produzione SEVEN CULTS SRLS NUOVA PRODUZIONE 2025
Una commedia che parla di sogni Una favola sempre attuale Benvenuti dove il dramma incontra la commedia… e l’arte rischia lo sfratto!
Un’opera che tesse i fili di una storia che è insieme un inno di tributi e un turbinio di sconfitte e speranze vane, vissute da tre figure reali ma misteriose allo stesso tempo, ognuna pronta a dedicare tutta se stessa per preservare un luogo, che è alla base dei loro desideri e delle loro disgrazie: il teatro.
I tre personaggi incarnano le forze e le debolezze che sono legate a questo edificio, che durante l’opera gli farà vivere un viaggio alla ricerca del proprio scopo: l’Uomo che ha fatto della sua vita un inganno nella vacuità di un luogo che gli ha tolto tutto e che è pronto a trasformare in un supermercato, trae a sé il Giovane neofita che con ardore ed emozione ambisce a quelli che sono i grandi desideri ed ideali che tutti noi nutriamo sin dalla giovane età, per poi accorgerci che questi non sempre portano alla nostra sazietà di desiderio e speranza, percezioni che vediamo incarnate nella figura misteriosa della Donna che forse rappresenta una fantasia, un fantasma o il corpo concreto di un’attrice; ma che soprattutto incarna i fasci di un luogo arcano e misterioso ma che allo stesso tempo accomuna ed appassiona, che custodisce i nostri sogni e fa vivere infinite vite, elevando il semplice uomo ad una esperienza sensoriale senza eguali.
Una serata omaggio ad uno dei più grandi autori della musica italiana, scomparso prematuramente, nel pieno della sua attività artistica.
Dalle pagine della prima parte di carriera alle grandi collaborazioni con De Gregori e Stadio, fino ai grandi successi degli anni 80, una carrellata tra i classici come 4/3/43 o Piazza grande, di un autore sempre originale, controcorrente e geniale nei testi come nelle melodie.
Fabrizio Checcacci, cantante del gruppo, ha avuto la fortuna di collaborare lungamente con Dalla in due spettacoli teatrali di successo come Tosca e Beggar’s Opera, quindi fuori dal mondo del pop italiano, nella dimensione che più stimolava l’autore bolognese negli ultimi anni: il teatro. In un ambiente creativo e stimolante come quello teatrale, Lucio Dalla ha potuto esprimere al massimo tutta la sua fantasia e geniale anticonformismo, mettendo sempre in scena spettacoli spesso discussi ma sicuramente originali. Proprio legati a questo aspetto, la band, formata oltre che da Checcacci anche da altri quattro eccezionali professionisti come Cosimo Zannelli (Litfiba, Piero Pelù, Noemi), Alessandro Melani, Federico Sagona (Litfiba, Noemi, Gianni Morandi), Roberto Grigiotti, ripropone non solo i grandi classici ripresi da live storici come Banana Republic e Dallamericaruso, ma anche qualche “chicca” da appassionati, in omaggio ad un modo sempre ironico e intelligente che Lucio Dalla aveva di porsi al suo pubblico.
Una serata all’insegna della grande musica italiana e del teatro, con un connubio tra la musica, la storia e i tanti aneddoti che verranno raccontati durante le due ora di concerto/spettacolo. Uno spettacolo di teatro canzone che racconta Dalla nel suo privato artistico, rispettoso del suo privato personale ma denso di racconti ambientati nel suo habitat professionale, il palco e il dietro le quinte della sua attività, teatrale e musicale.
Una serata intima, nella quale i protagonisti saranno la musica, suonata da musicisti di altissima qualità, che creerà una interminabile collana emozionale.
di e con Eugenio Nocciolini ed Edoardo Orlandi tecnica e programmazione Andrea Casagni
PRODUZIONE LA MACCHINA DEL SUONO
FUORI STAGIONE
“6 giugno 1981 – Scandicci, Mosciano – Nel Giugno del 1981, due giovani fidanzati vengono uccisi in auto mentre erano appartati alla ricerca di un po’ di intimità. È l’inizio di un incubo per la città di Firenze che scopre in quegli anni il lato più oscuro delle sue verdi colline: Il Mostro di Firenze.”
Inizia così il primo episodio del podcast “Nessuno. Il Mostro di Firenze” da cui è tratto lo spettacolo, fenomeno mediatico con oltre 2.000.000 di ascolti.
Un drammaturgo, Eugenio Niccolini e un avvocato criminologo, Edorado Orlandini, sono gli autori di “Nessuno. Voci nella storia del mostro di Firenze”.
Il podcast, già di successo, “Nessuno – Il mostro di Firenze”, come spiegano gli autori, non vuole ricostruire la vicenda storica e processuale, che rimane sullo sfondo, ma approfondire la storia personale delle vittime e dare loro voce. A parlare, infatti, sono per la prima volta i protagonisti: i sedici ragazzi che nella notte sbagliata si sono trovati, senza colpa, nel luogo sbagliato; e poi i parenti, gli amici, gli inquirenti, i giornalisti, in una narrazione corale toccante e mozzafiato che ha i toni della fiction ma l’accuratezza del migliore true crime.
Dal Podcast nasce questa nova esperienza teatrale, il Podcast Live, che il Teatro Manzoni e la Macchina del Suono ospitano, producono e distribuiscono nei teatri italiani.
Le emozioni dell’esibizione di un attore sul palco e le suggestioni del podcast fuse insieme per una nuova esperienza teatrale, che unisce la narrazione e il true crime.
Alcune passaggi sono quindi romanzati e si tratta di un’opera di fantasia, sebbene con una grande attinenza alla realtà e basata sugli atti processuali, che l’avvocato e criminologo Edoardo Orlandi ha studiato molto approfonditamente.
La lezione spettacolo “Grammamanti” della sociolinguista Vera Gheno è un invito a riscoprire la lingua italiana abbandonando la rigidità del “grammarnazi” per abbracciare la passione del “grammamante”. L’idea centrale è quella di trasformare il rapporto con la lingua da un insieme di regole severe a una relazione intima, creativa e persino “carnale”.
Gheno sostiene che la parola sia lo strumento più potente che ci definisce come esseri umani, e lo fa con uno stile divulgativo brillante, che utilizza l’ironia e metafore efficaci per rendere la linguistica accessibile a tutti.
“Grammamanti” è una celebrazione della lingua come organismo vivo e in continua evoluzione. Attraverso una narrazione spiritosa e intelligente, Vera Gheno smantella l’idea di una grammatica punitiva e incoraggia il pubblico a diventare non custodi severi, ma amanti curiosi e creativi del nostro patrimonio linguistico.
PRODUZIONE LA MACCHINA DEL SUONO FUORI STAGIONE – RASSEGNA TALKIN’ABOUT
Leonardo Romanelli, scrittore, giornalista, educatore nel campo del vino e del cibo, porta in scena un monologo dove prende in giro, bonariamente, il mondo a cui appartiene.
La scusa è quella di insegnare a degustare i vini, attraverso le regole fondamentali che vengono comunicate nei corsi di degustazione, ma il discorso poi si allarga e mette in luce quali sono i tic che caratterizzano gli appassionati, che con gli amici si dimostrano soloni in grado di stupirli attraverso parole roboanti, atteggiamenti cattedratici, gesti quasi ridicoli.
Il tempo, insomma di imparare a prendere in mano un bicchiere e fare un excursus storico su questa nobile bevanda arrivando alla fine con la voglia di saperne di più!
Musica dal vivo con Michele Staino al contrabbasso e Renato Cantini alla tromba A mezzanotte saranno distribuiti bicchieri e spumante e si brinderà al nuovo anno in compagnia del cast dello spettacolo
produzione Agidi Srl
FUORI STAGIONE
Paolo Hendel, in questo monologo comico scritto con Marco Vicari, sofferma il suo sguardo sul presente e in particolare sulla sfera privata delle persone, con le nostre contraddizioni, le nostre debolezze e le nostre paure.
Stiamo vivendo in un periodo storico nel quale, tra mondi alla rovescia, terrapiattisti, negazionisti e complottisti, tragedie e drammi veri ed enormi bufale, può capitare di sentirsi come novelli Charlot incastrati negli ingranaggi di una catena di montaggio.
Non ci resta che tentare di districarci, tra i totem e i tabù di questi non facili tempi moderni, avvalendoci dell’arma dell’ironia ed esorcizzare così le tante cose brutte di questa nostra epoca con una sana risata.
Alla fine, come sostiene Hendel, “le cose brutte purtroppo restano tali, ma almeno la notte si dorme più leggeri”.
“Il naso” di Nikolaj Gogol non è solo una storia surreale e divertente; è una feroce satira che ci trascina nella Pietroburgo ottocentesca, un mondo ossessionato dalla burocrazia e dallo status sociale. Il racconto, con le sue tinte assurde e il suo umorismo, diventa ora un’esperienza teatrale e musicale unica, ad opera di Lorenzo Degl’Innocenti che si concentra sul racconto puro ed originario.
La perdita del naso da parte dell’ufficiale Kovalëv non è solo un evento bizzarro, ma lo smarrimento della propria riconoscibilità e importanza agli occhi degli altri. Le peripezie di Kovalëv, che si ritrova a inseguire il proprio naso per le strade di Pietroburgo, si trasformano così in un racconto irresistibile e profondo sull’identità e sul ruolo che il rango ricopre nella nostra vita. Questo spettacolo sarà un’esperienza unica e irripetibile: ogni sera, infatti, si trasformerà in un vero e proprio studio di registrazione live. Le performance saranno interamente registrate, incluse le reazioni spontanee del pubblico. Le risate di ogni sera saranno diverse e andranno a comporre la colonna sonora di questo racconto, rendendo ogni data un evento esclusivo e memorabile.
DRAMMATURGIE DELL’IMMIGRAZIONE DAL RACCONTO AL PALCO
SABATO 22 ORE 21.15 DOMENICA 23 ORE 16.30 NOVEMBRE 2025
di Roberto Andrioli e Fabrizio Checcacci con Orlando Contreras, Celeste Bueno, Melody Waysieh Behbahani, Singh Gurpreet (Gopi), Yeda Kim, Hanin El Figha diretto da Fabrizio Checcacci e Roberto Andrioli aiuto regia Francesca Nerozzi
PRODUZIONE LA MACCHINA DEL SUONO In collaborazone con FONDAZIONE CR FIRENZE
NUOVA PRODUZIONE – FUORI STAGIONE
Quante storie vivono silenziose nelle nostre città? Quanti viaggi, sogni e ricordi si nascondono dietro i volti che incrociamo ogni giorno? LE VOCI DEGLI ALTRI le ha ascoltate, raccolte e trasformate in teatro. Finalmente, quel viaggio arriva sul palco. Questo spettacolo è il frutto di un percorso straordinario: un intenso lavoro di interviste e laboratori che ha dato voce alle esperienze autentiche di migranti di prima e seconda generazione. Un progetto dell’Associazione FOÀ Formazione Attori, reso possibile dal sostegno fondamentale di Fondazione CR Firenze e dall’entusiasmo di centinaia di cittadini che, attraverso una campagna di successo, ne sono diventati co-produttori.
Sul palco di LE VOCI DEGLI ALTRI, il silenzio si fa parola. Quello che prende vita non è un racconto unico e lineare, ma un potente flusso di coscienza corale, un mosaico di storie vere che si intrecciano, si rispondono e dialogano a distanza. Gli attori si fanno corpo e voce di esperienze autentiche, raccolte da migranti di prima e seconda generazione, portando in scena frammenti di esistenze con un’intimità disarmante.
La drammaturgia tesse una geografia emotiva fatta di partenze e arrivi, di sogni infranti e di tenace speranza. Monologhi che squarciano il silenzio con la forza di una confessione a dialoghi vibranti che esplorano le dinamiche familiari, l’amicizia e lo scontro con una nuova realtà. La scena si trasforma da spazio intimo del ricordo a piazza pubblica del confronto, usando pochi elementi essenziali per concentrare tutta l’attenzione sulla potenza della parola e sulla gestualità degli interpreti. Emergono i temi universali della ricerca di un posto da chiamare casa, del peso delle radici e della libertà di scegliere chi diventare. Lo spettacolo esplora con delicatezza e senza retorica la nostalgia, le difficoltà dell’integrazione, l’orgoglio delle proprie origini e la complessa identità di chi è cresciuto tra due culture. È un’esperienza che alterna momenti di leggerezza e ironia a picchi di profonda commozione, lasciando nello spettatore un senso di ritrovata, condivisa umanità.
Questa potente opera teatrale è il risultato di un progetto reso possibile dal fondamentale sostegno di Fondazione CR Firenze e dalla partecipazione di un’intera comunità, quella del Teatro Manzoni e della Scuola Foà Formazione Attori, che ne ha abbracciato la visione.
di Samuel Beckett – tradotto da Carlo Fruttero con Barbara Caviglia, Carlo De Leonardo, Maurizio Lupinelli, Matteo Salza ideazione di Maurizio Lupinelli e Elisa Pol regia di Maurizio Lupinelli aiuto regia Elisa Pol scene e costumi Federica Famà disegno luci e direzione tecnica Antonio Bianco foto Marco Parollo un ringraziamento speciale a Accademia Perduta/Romagna Teatri e Lucio Pol
PRODUZIONE NERVAL TEATRO
FUORI STAGIONE
Tra i testi più rappresentati di Samuel Beckett, Finale di partita vede in scena Hamm, Clov e gli anziani genitori del primo. Costretti a vivere in una sorta di bunker, poiché l’ambiente esterno sembra essere andato distrutto, sono tutti affetti da patologie. Vivono una sorta di non-vita scandita da ritmi e rituali sempre uguali. Fino al cambio di rotta che si presenta quando Clov si mostra intenzionato a uscirsene dal bunker.
Da anni Nerval Teatro attraversa la drammaturgia di Beckett con gli attori e le attrici con disabilità del Laboratorio Permanente che cura a Rosignano Marittimo e a Ravenna, tra mar Tirreno e mare Adriatico. Ora, il tentativo è misurarsi con il testo integrale di Finale di partita: ancora una volta con i protagonisti dei laboratori.
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